recensioni dischi
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INTERPRETI VARI  "Mondobiscio 2005-2025"
   (2026 )

La Ribéss Records è un'etichetta indipendente che, in vent'anni di esistenza, si è costruita un'immagine di ricercatori della musica sotterranea, quella più indie dell'indie, quella sconosciuta e rimasta nascosta, non captata neanche dai radar più alternativi.

Nel 2015, per il primo decennale, aveva realizzato la serie ''Mondobiscio'', che andava a cercare brani rimasti inediti negli archivi dell'etichetta in quei primi dieci anni di attività.

Giunta ai vent'anni di esistenza, l'etichetta ha rispolverato nuovamente gli archivi, chiedendo anche ai propri gruppi di andare a cercare le proprie demo, i propri brani non ancora pubblicati. Ne è uscito un doppio disco, la compilation “Mondobiscio 2005–2025”, che comprende ben 44 canzoni di 33 fra gruppi e solisti.

Alcune canzoni si sente che sono già lavorate in studio fin dall'inizio, come quella di Francobeat (che abbiamo incontrato due volte su Music Map: https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=3737, https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=11358).

Ma la maggior parte sono vere e proprie registrazioni grezze in sala prove, le sentiamo così come sono venute, come “Circostanze” degli Unoauno, con il loro rock dove la voce urla “Contenere contenuti”. O “I sogni di Graham” di Cudin, registrata proprio con un registratore (forse lo Zoom?).

È chiaro che non possiamo qui analizzare tutte e 44 le canzoni, ma un'impressione generale emerge con evidenza. Questa scelta dà parecchio calore, restituisce il sapore del lavoro irrisolto, del progetto in potenza, la bozza che da sola promette una grande emozione, come quella nascosta tra gli arpeggi di banjo in “Day Dream” di Hazy Loper e quelli malinconici di chitarra classica in “Furore” di Santo Barbaro.

Come ci hanno avvisato nel comunicato stampa, molte canzoni sono “pese” e “tristone”. L'introspezione è sentita dagli artisti, come quella del più noto Umberto Maria Giardini, ma è anche una scelta quasi “politica”, una presa di posizione “contro la musica di plastica”, come dice sempre Andrea Liuzza, fondatore della Beautiful Losers, altra etichetta dallo spirito affine.

“Sirena” de Gli Orsi è cantata in dialetto sopra una chitarra acustica, e “Bestcia” invece è uno strumentale per fisarmonica e chitarra, che ricorda inequivocabilmente la tradizione romagnola (l'etichetta è di stanza a Santarcangelo di Romagna, almeno così leggo nel loro sito, che minaccia di essere a presto raso al suolo).

E possiamo trovare di tutto, da una traccia fatta di squilli di cellulare, a nomi oscuri come Circolo dell'Ozio Cabalistico, elettronica sperimentale e cantautori che si presentano con nome e cognome, come Pieralberto Valli.

Come frase-manifesto riassuntiva, potremmo prendere quella che apre “Skyplayer Blues” di Bancale: “Fanculo qualsiasi tecnica, quello che mi interessa è l'anima di chi suona, e non la qualità dello strumento”. Dalle canzoni trasuda questo spirito fai da te e questa attenzione al lato spirituale e profondo dell'espressione.

E se siamo in un'epoca di musica fatta con l'IA e progetti costruiti a tavolino per compiacere gli algoritmi, la Ribéss Records risponde con le parole dell'ultima canzone della raccolta, dei Morose assieme agli In My Room: “Alla tua realtà preferisco il mio sogno di vent'anni fa”. (Gilberto Ongaro)