ARGUS MEGERE "Cerburea apusului"
(2026 )
A sei anni dall’ultima prova discografica, i rumeni Argus Megere sono tornati con “Cerburea Apusului”, quinto full length in una carriera quasi trentennale.
Il disco si inserisce nel solco di una proposta atmospheric black metal stratificata e avvolgente, impreziosita in questo caso dalla presenza di Bogdan Luparu e Andrei Oltean, quest’ultimo coinvolto anche con strumenti folk tradizionali.
“Cerburea Apusului” comprende “solo” cinque brani, ma quattro di essi superano abbondantemente i dieci minuti di durata: è una scelta inusuale, specialmente considerando il panorama discografico attuale, e questo racconta un po’ del coraggio e della personalità della band.
È davvero importante il lavoro svolto in studio: la produzione è molto curata e consente di apprezzare tutte le sfumature del sound, oltre che di riconoscere tutti gli strumenti, due aspetti che non sono necessariamente scontati.
“Cerburea Apusului” va interpretato come un lavoro narrativo e contemplativo: non una somma di brani, dunque, quanto un racconto complessivo, figlio di un’estetica sonora in grado di tenere insieme natura, spiritualità e riflessioni esistenziali.
“Soma”, forse il manifesto di questo lavoro, parla della rappresentazione di antichi cacciatori raffigurati sulle pareti di alcune grotte nei Monti Apuseni, per riflettere sul rapporto tra la dimensione umana e quella divina della natura selvaggia.
Strutturalmente complesso, ma molto ben eseguito, “Cerburea Apusului” sembra possa rappresentare l’alba di una pausa creativa per la band rumena: anche per questo motivo, un lavoro da non perdere per tutti gli appassionati di quel metal di qualità nato nella periferia geografica dell’industria musicale. (Piergiuseppe Lippolis)