ALOSI "Cose molto cattive"
(2026 )
Dopo un passato pregiato, espletato con il duo Pan Del Diavolo, continua per Alosi (Pietro Alessandro) il suo interessante cammino solista, giungendo al terzo album “Cose molto cattive”, edito dalla Tempesta Dischi, col quale comprova le sue indubbie qualità di ricerca ed inventiva.
Lo fa tramite un mood oscuro, notturno, ottenebrato con giusta calibratura anche se, talvolta, la tracklist sembra (dico: sembra…) non godere di quella uniformità necessaria per toccare vertici apicali.
In ogni modo, ricchezza e varietà uditiva sono garantite dal dark’n’roll dell’opener “Chi sei”, dal pulsante spanish-bolero di “Vagabundo”, dalla cupezza wave di “Notte di coppe” o dal taglio cine-oscuro della tremenda bellezza di “Dal tramonto all’alba (Uomini in nero)”.
Invece, la titletrack si trucca con pasteggio magnetico, angosciante, dolente, a testimonianza di come le “Cose molto cattive” facciano parte (imprescindibilmente) dei nostri mondi interiori, mentre l’implorante “Porta Dio” mescola ribellione e coscienza, similarmente ad un’empia prece apocrifa.
Benchè , le rassicuranti ballads “Giochi di lusso” e “Le fate” (arricchita dalla singer Mimosa Campironi e il basso di Enrico Molteni) servano a stemperare la cornice “noir” dell’album, forse distraggono un po' troppo dal buio dello stato d’animo che indaga su ferite, strappi e lacerazioni esistenziali in cerca di risposte.
Chiaramente, Alosi prova a lanciare sprazzi consolanti in itinere, ma senza anelare la presunzione di riuscirci e, magari, è giusto cosi. Un’opera come “Cose molto cattive” incarna bagliori che squarciano il nostro buio introspettivo con fermezza e destrezza artistica non comune e conferma la “vis” progettuale di Alosi, sempre protesa al modernariato autorale. (Max Casali)