ASTREYANE "Vertigo"
(2026 )
Con ''Vertigo'', il trio francese Astreyane firma un debutto sorprendentemente maturo, capace di tenere insieme potenza, atmosfera e una cura quasi cinematografica per i dettagli sonori.
Pubblicato nel 2025, il disco si presenta come un viaggio coeso e immersivo, più vicino a un’esperienza narrativa che a una semplice raccolta di brani.
L’album è completamente strumentale, ma riesce a evocare immagini vivide grazie a una scrittura che bilancia con intelligenza tensione e respiro.
Le chitarre oscillano tra riff tempestosi e toni limpidi, mentre la sezione ritmica – soprattutto la batteria – guida l’ascoltatore attraverso continui cambi di dinamica, un marchio di fabbrica del gruppo.
Il risultato è una musica che non punta sulla velocità o sull’aggressività costante, ma su contrasti emotivi ben calibrati: quiete e tempesta, introspezione e slancio, luce e oscurità. Un equilibrio difficile, che qui funziona.
Il disco si apre con ''Initium'', una sorta di preludio che imposta immediatamente l’atmosfera sospesa dell’album. Da lì, la tracklist si sviluppa come un crescendo emotivo: ''Prior'' ed ''Expansio'' ampliano progressivamente l’orizzonte sonoro, facendo emergere una sensibilità quasi post‑rock.
''Terra Incognita'' e ''Unda'', già pubblicati come singoli, mostrano la capacità degli Astreyane di costruire paesaggi sonori ampi che sfociano in climax potenti, mentre la title track ''Vertigo'' è il fulcro dell’album: oltre otto minuti in cui tensione e intensità si rincorrono, evocando sensazioni di ascesa e vertigine emotiva – una scelta coerente con la poetica dichiarata dalla band.
Il viaggio si chiude con ''Adventus'', un epilogo breve ma suggestivo che lascia la sensazione di aver attraversato un ciclo completo.
Gli Astreyane guardano apertamente alla scena post‑metal e progressive: nella loro musica si possono cogliere richiami a band come Long Distance Calling, Brutus, Maybeshewill, Psychonaut e Russian Circles, ma sempre filtrati attraverso un’estetica personale, più emotiva che tecnica, più atmosferica che virtuosistica.
Il lato “cinematografico” del disco non è un vezzo: i pianoforti scuri, i campioni evocativi e le lunghe sezioni in crescendo costruiscono una narrazione interna che accompagna l’ascoltatore dall’inizio alla fine.
La cosa più sorprendente di ''Vertigo'' è la sicurezza stilistica con cui viene presentato. Per essere un primo album, non mostra incertezze: suona come il manifesto di una band con idee chiare e una visione già compiuta.
''Vertigo'' è un disco che conquista chi ama i lavori da ascoltare nella loro interezza, senza skip e senza distrazioni. Non è un album “di singoli”, ma un corpo unico, un viaggio nell’immaginario degli Astreyane che invita alla contemplazione quanto allo slancio emotivo.
Un debutto solidissimo, intenso e curato, che posiziona la band tra le realtà più promettenti della nuova scena post‑metal europea. (Andrea Rossi)