recensioni dischi
   torna all'elenco


FADITA  "Journey to Rhodos"
   (2026 )

Con ''Journey to Rhodos'' il Fadita 5et, guidato dal bassista e compositore Fabio Di Tanno, firma uno dei lavori più maturi e immaginifici della scena jazz-funk contemporanea italiana.

Pubblicato per Wow Records nel gennaio 2026, l’album si presenta come un viaggio sonoro che segue rotte mediterranee, intrecciando linguaggi e atmosfere provenienti da jazz, funk, reggae, rock e world music.

Questa vocazione alla contaminazione è confermata dalle note di presentazione dell’album, che lo descrivono come un percorso fatto di identità che dialogano e si trasformano senza perdere coesione.

Fin dalle prime battute la musica del quintetto rivela una forte dimensione narrativa: Rodi diventa simbolo, punto d’approdo e ripartenza, luogo antico da cui lasciar fluire intuizioni, tradizioni e nuove possibilità.

L’isola è evocata come crocevia culturale, spazio sospeso tra Occidente e Oriente, dove il groove si fa bussola e la melodia diventa orizzonte.

Il disco si apre con brani pulsanti e dinamici, in cui il basso elettrico di Di Tanno assume un ruolo centrale, non solo come fondazione ritmica, ma come vera voce narrante. Le percussioni di Pietro Borsò e la batteria di Angelo Carmignani ampliano il respiro ritmico, creando un tessuto ricco che sostiene l’interplay del gruppo, mentre le tastiere di Nicola Tontoli oscillano tra sostegno armonico e spinta elettrica.

A completare la tavolozza ci sono i fiati di Tommaso Iacoviello (tromba e flicorno) e Francesco Felici (sax tenore), capaci di dare corpo e colore a un sound narrativo e cinematografico.

La title track ''Journey to Rhodos'' è forse la sintesi più riuscita del disco: un brano ipnotico, sostenuto da un tempo dispari che sembra simulare il moto di un vascello sospinto tra correnti antiche e nuove. Qui emerge appieno la poetica del progetto: una musica che non imita ma suggerisce, che non copia ma reinterpreta rotte culturali condivise.

Tra le composizioni originali spicca ''Arya Sura'', brano ciclico costruito su ostinati e riferimenti alle vite precedenti del Buddha, una scelta narrativa che testimonia l’ampiezza delle suggestioni del gruppo.

Accanto ai brani originali trovano posto anche alcune rivisitazioni di classici: ''Impressions'' di Coltrane, ''So What'' di Miles Davis e ''Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto'' di Ennio Morricone. Queste reinterpretazioni non risultano meri omaggi, ma vere metamorfosi timbriche che assumono nuova forma grazie alla personalità collettiva del quintetto.

Nel complesso, ''Journey to Rhodos'' è un lavoro coeso, visionario e profondamente mediterraneo. Il Fadita 5et riesce a fondere ricerca, groove e cantabilità senza mai perdersi, mantenendo un equilibrio raro tra energia e introspezione. È un disco che invita al viaggio, ma non al turismo musicale: è un invito alla scoperta, alla curiosità, all’ascolto come forma di attraversamento.

Un’opera, questa, che conferma Fabio Di Tanno e il suo quintetto come una delle realtà più interessanti della nuova scena jazz contaminata italiana. (Andrea Rossi)