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MATTEO BECUCCI  "Tempo per vivere"
   (2026 )

Con ''Tempo per vivere'', Matteo Becucci torna sulla scena musicale dopo oltre un decennio di silenzio discografico, firmando un lavoro sorprendentemente maturo e personale.

Il cantautore livornese, vincitore di X Factor nel 2009, sceglie per questo ritorno un approccio libero, sganciato da logiche radiofoniche e da aspettative commerciali, realizzando un disco che respira autenticità e consapevolezza.

L’album si compone di dieci brani che attraversano più generi – pop, swing, bossanova e cantautorato classico – mantenendo sempre un tratto stilistico coerente grazie alla produzione elegante di Ugo Bongianni, storico collaboratore di Mina.

Becucci alterna sguardi critici sulla società contemporanea a lampi di ironia e leggerezza, senza mai rinunciare a una cura testuale che emerge con chiarezza già dai primi ascolti. Canzoni come “Black Friday”, anticipata come singolo, fotografano vizi e contraddizioni del nostro tempo con un tono brillante e amaro allo stesso tempo.

Il disco brilla anche grazie alla presenza di ospiti d’eccezione: Paolo Ruffini (nel brano d’apertura “Bambini”, un singolo dal carattere toccante e sensibile) e Sergio Caputo in “Crema e Bignè”, un incontro quasi naturale per stile e visione musicale, dato il ruolo di Caputo come mentore artistico di Becucci.

C’è spazio anche per la memoria culturale, con “GG”, un omaggio sincero e rispettoso, oltre che riuscitissimo, a Giorgio Gaber, uno dei riferimenti dichiarati dal cantautore.

Alcuni brani, come “La pecora”, recuperano la vena più livornese e dissacrante di Becucci, con una teatralità che richiama l’operetta e aggiunge al disco un tocco di leggera eccentricità. Altri, invece, come “Un dolore qualunque” o “L’ultimo sabato sulla terra”, mettono a nudo la parte più emotiva e meditativa del cantautore.

Nel complesso, il disco riesce a trovare un equilibrio riuscito tra riflessione profonda e leggerezza narrativa, tra eleganza musicale e immediatezza comunicativa. ''Tempo per vivere'' è un album che non cerca di rincorrere nulla: né trend, né classifiche. È piuttosto il ritratto di un artista che ha scelto di raccontarsi senza filtri, ritrovando un rapporto diretto e onesto con la propria musica e con il tempo, quello che spesso sentiamo di non avere, come suggerisce la frase che ha ispirato il titolo: “non ho tempo per vivere, ho altro da fare”.

Il risultato è un bel disco, vivo, sfaccettato, che alterna sorriso e malinconia, e che invita l’ascoltatore a rallentare, ad ascoltare e, soprattutto, a ritagliarsi un po’ di tempo per vivere davvero. (Andrea Rossi)