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ROBERTO FORMIGNANI  "202"
   (2026 )

Con ''202'', Roberto Formignani firma uno dei suoi lavori più maturi e consapevoli, un disco che non soltanto rinnova il suo legame con il blues, ma ne amplia i confini trasformandolo in un vero percorso narrativo. È un album che nasce da un processo creativo lungo e stratificato, frutto di anni di idee annotate al volo, spesso registrate su un semplice telefono e poi sviluppate con pazienza e precisione in studio.

Il titolo, ''202'', è più di un numero: racchiude simboli personali e racconta qualcosa dell’uomo prima ancora che del musicista: il giorno e mese di nascita dell’artista, ma anche il numero della chitarra protagonista della copertina e delle sessioni di registrazione, uno strumento carico di storia e identità. È un dettaglio che anticipa perfettamente il tono dell’album: intimo, biografico, autentico.

Fin dall’opener ''Early Fifties'', Formignani mette in chiaro la propria poetica: un blues che dialoga con la memoria, con epoche magari mai vissute ma comunque profondamente sentite, e con quell’immaginario rock’n’roll che appartiene a un passato collettivo capace ancora di vibrare nel presente. È un brano che apre una porta su mondi paralleli: uno reale, fatto di vita e strada, e uno simbolico, fatto di ricordi, fotografie mentali e suggestioni.

La varietà è il cuore del disco, e non potrebbe essere altrimenti per un artista che da sempre attraversa il blues come terreno di libertà. ''Dirty Road'' incarna la fatica del musicista contemporaneo, diviso tra esigenza espressiva e i limiti spesso rigidi dell’industria musicale: un racconto sincero che vibra nella sua ruvida energia southern rock.

Con ''The Blues Door (Gorée)'' il viaggio si fa storico e universale: la chitarra accompagna un racconto che rievoca la tragedia della tratta degli schiavi e il peso di una memoria che non può essere taciuta. È il brano forse più emotivamente profondo, capace di unire ricerca musicale e consapevolezza sociale.

Non mancano momenti più spirituali, come ''Hey My Lord'', dove Formignani si concede un dialogo intimo con una presenza che veglia sul percorso dell’uomo più ancora che del musicista. Oppure episodi più nostalgici, come ''Like When I Was Young'', che riporta alla purezza del blues delle origini, alle passioni che non si spengono e che continuano a generare musica vera e senza compromessi.

Il disco raggiunge vette altissime nei brani strumentali: ''Running On The Mountains'' è un viaggio dinamico, quasi cinematografico, fatto di salite, discese, rincorse, mentre ''Irish'' apre finestre di colore celtico, con una brillantezza melodica che testimonia l’ampiezza culturale del progetto.

Registrato al Sonic Design di Marco Malavasi, ''202'' è un disco curato nel dettaglio ma mai artificioso, suonato con passione e arrangiato con quella lucidità artistica che si conquista solo attraversando anni di esperienza e ascolto.

''202'' è quindi molto più di un album blues: è un percorso emotivo, un viaggio nella memoria e nella consapevolezza artistica di un musicista che non smette di evolvere. È un disco suonato con un’autenticità rara, capace di parlare tanto agli appassionati del genere quanto a chi cerca una musica che sappia raccontare storie vere.

Roberto Formignani firma qui uno dei suoi lavori più completi: maturo, ispirato, narrativo. Un disco che non si ascolta soltanto: si attraversa. (Andrea Rossi)