recensioni dischi
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AL DOUM & THE FARYDS  "Ipnagogico"
   (2026 )

Dieci musicisti giunti al sesto album: uscito per La Tempesta e Black Sweat Dischi, “Ipnagogico” è la nuova tappa del percorso di Al Doum & The Faryds, una comunità di musicisti in cui emerge con forza la sintonia musicale e la creazione condivisa delle idee.

L'album consta di 8 tracce, diverse delle quali però portano lo stesso titolo, distinti in una parte prima e una seconda. Questo accade perché le musiche nascono da continue jam e proposte di frammenti tematici, rielaborati dai membri del gruppo.

Le soluzioni sono così diversificate e variegate, che per esprimerle tutte si suddividono le performance in due parti. Ecco che così l'album inizia con “Arise I”, un energico tema di sax che si muove sulle quarte, introdotto da una voce che canta la frase: “How do you teach to the others?” che torna in “Arise II”, dove si sente che, con un ritmo più swing e i fiati che giocano con le dissonanze in ambito free jazz, si tratta dello sviluppo dallo stesso materiale di partenza.

“Borracho” unisce una chitarra afro con un ritmo rock serrato, ammorbidito dal festoso coro in odor di Brasile di “Eeeeeah”. “Money I” e “Money II” sono unite da una percussione che simula un arpeggiatore elettronico, per quanto “granulare” sembri il suo suono (e invece la scelta del gruppo qui è tutta rivolta a strumenti analogici), e se nella prima parte sembra di assistere ad un qualche rituale, la seconda parte vira nella psichedelia più esplicita, con la chitarra wawa e un coro di grida ascendenti di entusiasmo.

“Party Cells” è un'altra festa jazz rock, che parte da un riff di chitarra e diventa un carnevale di fiati, voci e percussioni. “Utopia I” e “Utopia II” invece chiudono differenziandosi fortemente fra loro. Se la prima parte continua l'allegria dei brani precedenti, la seconda cala i toni, con la voce femminile che canta con malinconia: “Living in Utopia”, mentre la chitarra indugia nel riverbero.

Questo brano di chiusura è sospeso, e in una sonorità piovosa (forse data dal bastone della pioggia?), siamo congedati da un assolo di sax. “Ipnagogico” è musica senza compromessi, una gioia che, vista la scelta dell'argomento onirico, fa pensare alla parata colorata assurda degli oggetti mobili in quel capolavoro di animazione che è “Paprika”, dove i sogni escono dalle menti e prendono vita.

Dunque, nonostante si parli di sogni, non si tratta né di incubi né di musica rilassante, bensì di una coloratissima frenesia creativa, basata sull'improvvisazione e l'ascolto reciproco del collettivo. (Gilberto Ongaro)