recensioni dischi
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BEATRIZ FERREYRA  "Huellas entreveradas"
   (2026 )

Beatriz Ferreyra è una storica esponente della musique concrète.

Classe 1937, ha lavorato assieme al pioniere di tale settore, Pierre Schaeffer, all'interno del GRM (Groupe de Recherches Musicales) fin dal 1963; ha visto quindi il formarsi dei concetti fondamentali come quello di suono acusmatico, cioè di un suono che si sente ma di cui non si capisce la fonte, e della ricerca sull'oggetto come fonte sonora, indipendentemente se esso sia uno strumento musicale o no.

Immersa tra oscillatori, filtri e nastri magnetici, Ferreyra ha sviluppato un percorso personale, pubblicando molti lavori che, per farci capire da tutti, definirei impropriamente “cubisti”. Nella pittura, i cubisti prendevano il soggetto da dipingere e lo “rompevano”, cercavano di mostrare più punti di vista simultaneamente, ricostruendo poi la figura con i frammenti.

Ferreyra fa così con le fonti sonore. Un esempio lampante è nel lavoro “Jazz for Miles”, del 2001, dove riconosciamo i suoni di sassofono e tromba, ma dilatati, sbriciolati, ripetuti in loop, usati per creare interi ambienti avvolgenti.

Uscito per Persistence Of Sound, “Huellas Entreveradas” è il ritorno di un lavoro uscito nel 2020, che raccoglie tre creazioni, rispettivamente del 2018, del 2001 e del 2007. La prima è la titletrack, ed è un'esplorazione di 14'35” di frammenti di voci, flauto e percussioni, ma non riconoscerete nessuno dei tre.

Le fonti sono talmente sbriciolate che Ferreyra ci ha costruito dei suoni, per l'appunto, acusmatici, apprezzabili soprattutto con l'ascolto in cuffia (o con un sistema Dolby Surround 7.1 “all... around... you”). Inutile tentare una descrizione oggettiva: si può solo dire che i suoni sono tridimensionali, e facilmente attribuibili per immaginazione a scenari fantascientifici e tecnologici.

Quasi la stessa cosa si potrebbe scrivere degli 11 minuti di “La ba-balle du chien-chien à la mè-mére”, ma qui le fonti sonore vengono in più momenti rese esplicite: si tratta di un pallone, di un cane e... di una nonna. Si riconoscono voci deformate, fischi di richiamo, colpi morbidi e pitchati di gomma e latrati e respiri canini, in mezzo a suoni scintillanti che potremmo definire con il termine tecnico “ssshhhhuuoooffffff”...

Il terzo brano è più breve, dura 4 minuti e si intitola “Deux Dents Dehors”, traducibile con “Due denti di fuori”, ma in realtà il titolo è uno scherzo, un'assonanza con “Dedans Dehors”, brano di un altro esimio collega di musica acusmatica, Bernard Parmegiani (1927-2013).

Quest'ultima creazione di Ferreyra consiste in un collage di voci di bambine provenienti da pubblicità di giocattoli, assieme agli impulsi elettronici che rendono ironicamente sinistre le varie frasi pronunciate, soprattutto la conclusiva “Abbracciami”.

Con “Huellas Entreveradas”, potete affacciarvi alle fantasie elettroniche di una testimone vivente della musica concreta, avanguardia ancora attiva e fucina di creatività, ben lontana sia dalla forma canzone, che dalla musica classica. (Gilberto Ongaro)