EUGENIO FINARDI "Tutto"
(2026 )
Non voglio pensare che "Tutto" sia inteso come: << ho detto tutto>> e rappresenti l'ultimo ruggito del vecchio leone...
Come da lui stesso dichiarato in una recente intervista, la creatività e l'urgenza compositiva non sono prevedibili ed i veri artisti si riconoscono anche per questo.
I suoi testi relativi alla ricerca del se', agli ideali di libertà, alle problematiche esistenziali, ai temi sociali e politici sono sempre stati una cifra riconoscibile assieme alle melodie raffinate, rock quanto basta. La sua espressione matura e compiaciuta in copertina ci rassicura e ci inquieta al tempo stesso.
Lo vidi ad un concerto di piazza all'epoca del suo precedente ottimo lavoro "Fibrillante", quando anche per problemi di salute sembrava affaticato, ma la classe non è acqua ed oggi lo ritroviamo a confermare la sua grandezza.
Brani come "Musica ribelle", "Extraterrestre", "Cuba", "Le ragazze di Osaka" sono pietre miliari di un periodo a cavallo fra gli anni '70 e '80, ed il suo timbro vocale così caratteristico lo ha sempre reso riconoscibile oltre ad essere un ottimo musicista. Eugenio Finardi...
Undici brani inediti prodotti con cura e ricerca dei suoni, e testi da ascoltare che fanno riflettere. A cinquant'anni dall'uscita del suo primo disco, Eugenio si rivela coerente ed attuale con una giusta dose di elettronica e sperimentazione armonica: la sua arte non è diminuita ed è rimasta cristallina.
"Tutto" si rivela un disco magistrale e contiene delle vere chicche quali "La Battaglia", "Pentitevi" e la finale "La facoltà Dello Stupore", che arriva come una sorta di epitaffio malinconico con quel giro di piano in minore, mai chiuso al divenire ed al futuro.
Voto 8. (Roberto Celi)