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BUTT SPLITTERS  "Nibelvirch"
   (2026 )

Con ''Nibelvirch'', i Butt Splitters firmano un debutto che sorprende per ambizione, coerenza narrativa e cura sonora. L’album nasce come concept ispirato ai diari di Paul Amadeus Dienach, l’uomo che avrebbe vissuto una sorta di salto temporale fino al 3905-3906 durante un coma indotto da encefalite letargica. Un’idea audace, quasi “sci-fi mistica”, che diventa il filo rosso di dodici brani dalla forte impronta melodica e immersiva.

Fin dal brano d’apertura, ''Encephalitis Lethargica'', il quintetto umbro mostra una sorprendente capacità di coniugare potenza e atmosfera: riff solidi, ritmica incisiva e una voce che sa farsi tanto evocativa quanto aggressiva. Alcuni amanti del genere hanno già notato come la band attinga alla propria esperienza da cover band, portando nel disco un bagaglio di stilemi riconoscibili — dagli Iron Maiden ai SOAD — rielaborati con maturità e sorprendente efficacia.

Il risultato è un album che, pur definito “industrial metal”, si muove in realtà in una terra di mezzo tra metal melodico, hard rock moderno e suggestioni cinematografiche. Non un industrial canonico, insomma — e lo stesso fatto è stato sottolineato anche da chi si aspettava sonorità più estreme — ma una formula personale che punta con ottimi risultati sulla narrazione e sulla resa emotiva.

Una delle qualità più interessanti di ''Nibelvirch'' è la sua eterogeneità controllata. Ogni brano possiede un carattere ben definito: ''Flowers in the Wind'' introduce tinte più delicate e un supporto vocale femminile, crescendo in intensità fino a un finale esplosivo, mentre ''Misery of Time'' e ''Insomnia'' rivelano chiaramente l’impronta maideniana, con riff ariosi e una ritmica serrata.

''The Death Bells Rang Far Away'' colpisce invece con una vera e propria muraglia sonora, compatta e travolgente, e ''We Are Alive'' flirta con strutture più accessibili, quasi radio-friendly, senza però perdere identità.

Questa varietà, potenzialmente spiazzante per alcuni ascoltatori, si rivela invece, col tempo, un punto di forza: l’album mantiene un’identità precisa pur esplorando molte sfumature di un metal moderno e ricercato.

La band dimostra una notevole maturità esecutiva: le chitarre costruiscono scenari sonori vividi e mai banali, il basso sostiene con calore e precisione, la batteria spinge con energia controllata e sempre funzionale al mood. La performance vocale di Stefano Firmani spicca per versatilità, passando da linee melodiche leggere a interpretazioni più intime e teatrali.

La produzione, per essere un disco autoprodotto, sorprende positivamente: suono compatto, bilanciato, ricco di dettagli. In alcuni brani si percepisce il desiderio di creare un’esperienza quasi “visiva”, cosa confermata anche dalle proiezioni video utilizzate nei live della band per amplificare l’impatto del concept.

''Nibelvirch'' non è solo un album: è un viaggio narrativo, un tentativo riuscito di trasformare un materiale letterario insolito in musica ricca di immaginazione. È anche la prova che una band nata come cover act può evolvere in un progetto maturo, personale e credibile, come dimostrato anche dalla recente crescita della loro attività.

I Butt Splitters firmano un debutto sorprendente: ambizioso, emotivamente potente e pieno di spunti stilistici interessanti. ''Nibelvirch'' è un album che richiede più ascolti per essere colto in tutte le sue sfumature, ma ripaga con canzoni solide, ispirate e curate. Un concept immaginifico, che combina cuore e muscoli. Promettente, coraggioso, decisamente da seguire. (Andrea Rossi)