AL STEWART "Live at Radio Bremen TV"
(2026 )
Certe capsule del tempo sono sublimi scrigni di memoria ricchi di sinestesie. Eccone un esempio. Ascoltatevi l’introduzione in stile Casablanca e ''As time goes by'' in questo disco all’apertura di ''Year of the cat'' e sarete trasportati in una altra dimensione, salvifica e rigenerante.
E questo vale anche per chi queste musiche le ascolta, beata verginità, per la prima volta. Avreste vissuto negli anni in cui fiorirono Mozart o Beethoven? Con malattie e miseria e analfabetismo (beh, quello c’è anche ora)? No certo; eppure, la loro musica permane e ci salva dalla condanna certa a cui chiniamo il capo adeguandoci alle abitudini e alle mode, compreso lo zero pneumatico della musica che ci circonda.
Anche grazie ad Al Stewart, c’è un’altra via da percorrere, sicuramente gratificante anche se lontana da lustrini, paillettes e superfetazioni varie, peccato che questo live sia così corto.
L’anno scorso a proposito di "Al Stewart & The Empy Pockets live", qui su Music Map, avevo ricordato che se identifico gli Ottanta, o almeno i miei irripetibili Ottanta, con Joe Jackson e i Talking Heads e "A man with the horn" di Miles Davis, i Settanta rimangono nel cuore, oltre che per la scoperta di nomi come Pink Floyd, Frank Zappa, Neil Young, Edoardo Bennato e Flavio Giurato, per la presenza di maestri di assoluto rilievo come il nostro Al Stewart, uno scozzese autentico che non si smentisce e non tradisce come un buon torbato dell’isola di Islay dove spero di finire i miei giorni.
La sua fama di cantautore folk-rock è legata a celebri dischi come “Year of the Cat” e “Time Passages” e alla produzione di quel mago del mixer che è Alan Parsons. Ora che ha 80 anni, Al sforna un nuovo live stavolta d’epoca. Il tempo passa, è vero, e presto di queste stelle nel firmamento sonoro, rendiamocene conto, avremo solo le registrazioni.
A guardar bene, Al Stewart è sempre stato etichettato come un soft rocker. Non del tutto a torto: la sua musica non ha mai cercato l’impatto brutale o l’enfasi spettacolare. Piuttosto, è sempre stata l’espressione di un’anima profonda e sensibile, tanto nel tocco delicato della chitarra quanto nel canto misurato, quasi confidenziale.
Eppure, dietro quella patina elegante, come detto, il poeta Stewart ha firmato autentici classici della storia del rock. In questo live ecco la potenza generativa colta al suo meglio di brani come “On The Border”, “Time Passages” e “Year Of The Cat” — tutti presenti in questo piccolo gioiello live in versioni splendide — dimostrano quanto la sua scrittura sia andata oltre l’etichetta di soft rock, entrando nel territorio del rock colto e narrativo.
A parte il fatto che Bremen già evoca alle mie orecchie un altro disco epocale come l’omonimo live di Keith Jarrett, per quanto riguarda questo disco va ricordato che Il 7 novembre 1979 Stewart ottenne il permesso di registrare un concerto per la trasmissione tedesca Musikladen extra. Quel set, oggi disponibile in CD e DVD con il titolo ''Live At Radio Bremen TV'', cattura l’artista in una fase di piena maturità: il successo commerciale era già consolidato, ma l’approccio rimaneva sobrio, concentrato sulla musica e sulla narrazione.
Ecco, quindi, la garanzia di arrangiamenti raffinati ma mai ridondanti. Questo live dimostra quanto l’etichetta di “soft rocker” sia riduttiva. Stewart è piuttosto un cantautore storico-letterario, capace di trasformare immagini e riferimenti culturali in canzoni accessibili ma mai banali e capaci, come detto, di sfidare il tempo.
''Live At Radio Bremen TV'' è una testimonianza preziosa di un artista che, alla fine degli anni ’70, aveva già scritto pagine importanti del cosiddetto rock internazionale senza mai tradire la propria eleganza innata.
Più che un semplice concerto registrato, questo è il ritratto di un narratore musicale nel pieno della sua maturità: sobrio, colto, un classico imprescindibile in ogni collezione di dischi che si rispetti. Voto 9. (Lorenzo Morandotti)