MALIGNEA "A aldeia"
(2026 )
Con ''A Aldeia'', secondo capitolo discografico dei Malignea, la band portoghese consolida un’identità artistica che intreccia gothic metal, doom, e un forte immaginario folclorico rurale.
L’album, pubblicato il 6 settembre 2025, è definito come un concept dedicato a un villaggio e ai suoi miti, riti e paure ancestrali, avvolti in un’estetica cupa e ritualistica.
Sin dalla traccia d’apertura ''Laudes'', l’album introduce un clima liturgico, quasi sacrale, che ritorna nella chiusura ''Vésperas'', creando una cornice coerente attorno a un viaggio narrativo che mescola il quotidiano rurale con il sovrannaturale.
Le atmosfere oscillano tra momenti di sospensione mistica e improvvisi slanci teatrali, una caratteristica che va interpretata come un passo evolutivo nella maturità stilistica della band.
Brani come ''A Dança'', ''O Moinho'' e ''O Rei do Inferno'' emergono come vertici creativi dell’album, grazie a una struttura più ambiziosa, alle dinamiche ben costruite e all’equilibrio fra potenza metal e suggestioni melodiche.
Le linee vocali evocano un mondo arcaico e cerimoniale, sostenute da arrangiamenti ricchi e profondi, in evidente dialogo con l’estetica sinfonica già accennata nei lavori precedenti.
La durata complessiva di circa 47 minuti, distribuiti su otto tracce, permette all’album di svilupparsi senza prolissità, mantenendo lo spazio necessario per far emergere i temi narrativi e musicali con respiro e coerenza.
''A Aldeia'' affonda le radici nella tradizione portoghese, rievocando leggende, figure archetipiche e simboli del mondo rurale: la strega, il pozzo, il mulino, il re infernale. Questi elementi non sono solo evocati, ma diventano metafore di conflitti interiori, paure collettive e cicli naturali.
L’album riesce così a essere profondamente locale e, al tempo stesso, universalmente evocativo. I Malignea presentano quindi con ''A Aldeia'' un lavoro coeso, maturo e atmosfericamente immersivo.
L’uso sapiente dei registri gotici, la cura melodica e la narrazione simbolica danno vita a un disco che non solo arricchisce il panorama del metal europeo, ma conferma la band come voce originale nel dialogo tra tradizione culturale e musica pesante.
Un’opera che convince tanto per la solidità compositiva quanto per la sua capacità di evocare un mondo sospeso tra storia, mito e incubo. (Andrea Rossi)