ROXY MUSIC "Avalon"
(1982 )
Quando nel 1982 i Roxy Music pubblicano ''Avalon'', nessuno può ancora sapere che sarà il loro ultimo album in studio.
Eppure, ascoltandolo oggi, è impossibile non cogliere il carattere di commiato che attraversa ogni sua traccia: un disco che non alza mai la voce, che non sorprende con scatti improvvisi, ma che costruisce la sua forza nella raffinatezza, nella misura e in una consapevole eleganza crepuscolare.
Se i Roxy Music degli esordi erano glam, eccentrici, imprevedibili, ''Avalon'' rappresenta il punto d’arrivo di un processo di lucidatura stilistica durato dieci anni. Qui tutto è levigato: le trame sonore sono vellutate, le linee vocali di Bryan Ferry si adagiano su un minimalismo studiato, come se ogni suono fosse stato selezionato per sottrazione.
Il risultato è un album che non punta alla sorpresa, ma alla perfezione atmosferica: un pop adulto, sofisticato, fatto di luci soffuse e malinconie trattenute.
La title track, con la sua apertura eterea e la voce di Yanick Étienne che fluttua come un mantra, è la porta d’ingresso a un mondo dove l’emozione scorre sottopelle. “More Than This” è forse l’inno definitivo del disco: una canzone che sembra dissolversi mentre la ascolti, come se volesse mettere in musica l’impossibilità di afferrare davvero ciò che conta.
In tutto l’album si avverte la sensazione di qualcosa che sfugge, di un romanticismo che non esplode mai ma lascia una scia persistente. Gli arrangiamenti sono cesellati con cura maniacale: chitarre pulite, synth morbidi, fiati appena accennati, un uso del ritmo discreto e mai invadente. ''Avalon'' è costruito come un ambiente, un luogo in cui immergersi più che una sequenza di brani.
Per essere l’ultimo capitolo dei Roxy Music, ''Avalon'' non ha nulla di celebrativo. È un disco maturo, sereno, quasi meditativo. Non cerca di sorprendere, ma di lasciare un’impressione duratura attraverso un’estetica curata fino all’ultimo dettaglio. Ferry e compagni sembrano aver raggiunto un equilibrio raro: la capacità di essere pop senza banalità, romantici senza enfasi, eleganti senza artificio.
Quarantacinque anni dopo, ''Avalon'' mantiene intatta la sua forza. È un album che non invecchia perché non appartiene davvero a un'epoca: sembra sempre “fuori dal tempo”, sospeso. È diventato un modello per un certo modo di intendere il pop adulto, quello atmosferico, silenziosamente emotivo, più vicino a un tramonto che a un’esplosione luminosa.
In definitiva, ''Avalon'' è l’ultimo saluto dei Roxy Music, ma soprattutto un disco che ha trovato la sua ragione d’essere nella capacità di evocare un sentimento preciso: la malinconica bellezza delle cose che finiscono senza rumore. (Andrea Rossi)