SABU' ALAIMO "Quelli come noi"
(2026 )
L'EP “Quelli come noi” in cinque brani sintetizza la proposta di Sabù Alaimo, tra pop rock e ricerca di immagini dirette tra i testi.
Il cantautore palermitano apre l'EP con gli accordi lenti di pianoforte de “Il meglio”, con gli archi che colorano parole fatte di accettazione: “Anche se mi son perso, e c'è un temporale sopra me. Ma in fondo ho fatto tutto ciò che potevo fare, alla fine arrivi a un punto che ti vuoi perdonare”.
Il rock si accende con “Disadattato”, tra ricordi di occupazioni scolastiche ed esperienze erotiche tra i banchi, che cozzano con l'aspettativa di una vita regolare: “C'era tutto e niente, la tua bocca e pochi soldi, e la voglia di sognare, e a dicembre andare al mare (…) perché la bellezza è il lusso di durare quanto un tuffo”.
La titletrack va alla ricerca di un pubblico di ascoltatori che possano riconoscersi: “Tossici, dipendenti di sogni e di frustrazioni, ci facciamo di illusioni (...) Quelli come noi - suca - quelli come noi – forte! E non ci basta mai un finanziamento, non abbiamo uno stipendio, siamo soli contro il vento”. La canzone inizia con un coro da stadio, preludio al brano di chiusura a cui arriviamo dopo.
Il quarto brano è forse il più significativo, “Spazzatura”, sorretto da un riff di cui i primi due accordi sono un tritono (diabolus in musica), perfetto per descrivere i nostri tempi agitati.
La spazzatura a cui fa riferimento il pezzo è quella mentale, che proviene dall'attuale ipertrofia dell'informazione non filtrata: “Aaaah ho spazzatura nella testa! Se, se in testa tutto porno (…) Se, se stasera c'è una festa, balliamo tutti insieme con spazzatura in testa (…) sentirsi come dei, prima di affogare, scordare anche chi sei (…) troppo facile essere felici, meglio un po' nemici”.
Meglio un po' nemici, dice, come una vecchia canzone dei Litfiba (“Tex”). A sorpresa, gli archi tornano nel finale in questa, che è la canzone che è la più punk delle cinque. Ma il pezzo più emozionale è certamente “Totò”, che chiude l'EP.
Non si riferisce all'attore Totò, bensì a Totò Schillaci, ed è una canzone pop rock melodica che nonostante sia dedicata al calciatore, si capisce che allarga lo sguardo a Palermo: “Totò, il pallone è solo un gioco, la vita vera è un po' più amara, ma è più bella se fai gol”; inoltre, dà un significato più profondo al calcio, a cui non avevo mai pensato: “E intanto calci ad un pallone, come colpire il tuo dolore, portarsi dietro tutto quanto, la rabbia i sogni e anche il fango”.
Schillaci non ha giocato nel Palermo: le sue squadre sono state Messina, Juventus, Inter e la giapponese Júbilo Iwata, ed è ricordato soprattutto per la presenza nella Nazionale ai Mondiali '90. Ma il capoluogo siciliano era la sua città nativa, così Alaimo termina l'ultima strofa con un'immagine sognante in cameretta, riflettendo sulla vita tramite i colori della squadra del Palermo: “A volte è rosa, a volte è nera, come una maglia sul cuscino, che stringe forte mentre sogna ad occhi aperti, ogni bambino”.
Legato alla propria terra e alla vita quotidiana, Sabù Alaimo mi ricorda Andy Micarelli, cantautore di Chieti che ha scritto canzoni dedicate alle figlie, alla propria città evocando il suo nome antico (Teate) e alla Curva Volpi che tifa la sua squadra; se Alaimo si sente disadattato, forse è perché in realtà è la società dei consumi che vuole rendere “uncool” le realtà particolari, uniformandoci con la spazzatura mentale a un non-pensiero unico. (Gilberto Ongaro)