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NILZA COSTA  "Cantigas"
   (2026 )

Gli Orixas (o Orishas) sono divinità Yoruba, cioè di quella regione culturale dell'Africa Occidentale denominata Yorubaland, che comprende zone di Nigeria, Benin e Togo.

La cultura Yoruba è arrivata in Brasile ai tempi dello schiavismo, finendo per ibridarsi con la cultura sudamericana e facendo nascere la religione Candomblé.

La cantautrice brasiliana Nilza Costa è venuta a contatto con tali culture, e sono entrate nella sua musica afrobrasiliana. Di stanza in Emilia-Romagna, ha collaborato con jazzisti italiani (tra cui anche Roy Paci) e quest'anno, per l'etichetta Brutture Moderne, ha fatto uscire il nuovo album “Cantigas”, dove quasi tutti i brani sono dedicati a una divinità Orisha e dove Costa canta in lingua Yoruba.

Leggo che la line up è formata da quattro elementi: Nilza Costa alla voce, Roberto “red” a batteria, percussioni e seconde voci, Daniele Santimone a chitarra e seconde voci e Maurizio Piancastelli a tromba, live electronics e seconde voci. Eppure, sento anche un basso pulsante, un piano elettrico quasi onnipresente nei brani, e ogni tanto dei bellissimi assoli di flauto.

L'album è aperto da “Ramunha”, strumentale dove il brano tradizionale Jeje diventa un afrojazz; poi si inizia ad omaggiare le divinità: su un loop acustico, Costa evoca “Exu”, messaggera tra il mondo fisico e quello spirituale.

“Ogum Suite” è dedicata a Ogum, dio guerriero della caccia e dell'agricoltura, patrono dei lavori manuali. In questo brano si percepisce l'intreccio di ritmi africani con una clave brasiliana. Inoltre, a metà brano, tempo e ritmo cambiano completamente.

Dicevo del flauto: eccolo in “Logunéde”, che suona note lente che ipnotizzano sopra una ritmica leggera ma incessante. Logunéde è l'Orisha del progresso, della bellezza, della ricchezza e della guerra.

“Oriki a Obaluaye” è per Obaluaye, Signore della Terra che governa malattia, guarigione e rigenerazione, associato con la terra e il tempo. Qui Nilza Costa all'inizio sembra più recitare (o pregare) che cantare, ma poi parte, inseguita dalla sezione ritmica.

Come lo Yin e lo Yang, “Oxumaré” unisce maschile e femminile, Orisha collegato alla dualità dell'esistenza. In questo brano, a un certo punto le percussioni si fermano, per lasciarci di fronte a un suono distorto di tromba, che sembra una chitarra elettrica, che suona in solitudine, circondato solo da suoni cristallini. In mezzo a questi suoni eterei ritorna la voce, con solennità.

“Nanä” rappresenta l'antichità e la saggezza, e per l'occasione sento anche un suono di archi. Le sorprese non finiscono: arriva “Mikaia”, allegrissima canzone dedicata a Lemanjá, tutta costruita su due accordi (il fondamentale maggiore e la quinta maggiore), come “Ay Maria” di Rino Gaetano. È un samba, e il senso di festa è irresistibile!

Personalmente ritengo forse questo Orisha il più significativo, non per la religione (non oserei mai, non sono un teologo) ma per il progetto musicale di Nilza Costa. Lemanjá è l'Orisha dell'acqua e della maternità universale: porta un messaggio di rispetto e uguaglianza tra i popoli, ricordando che siamo tutti figli suoi, e questo vibra nella musica di Costa.

L'ultima Orisha omaggiata è “Oxum”, associata ad amore, benessere e fertilità. In questo pezzo arriva un assolo synth di una fantasia simile a quelle di Herbie Hancock.

L'album termina con le due tracce “Surpresa”, dove ritorna il flauto accanto al piano elettrico, e “Final Ramunha”, strumentale che nonostante sia ritmato, rimane etereo per via dei suoni elettronici distesi che avvolgono l'arrangiamento.

“Cantigas” è un album coloratissimo che, senza fare prediche, mette in pratica la fratellanza dei popoli in una festa di suoni, facendo notare quanto gli archetipi della cultura Yoruba assomiglino a quelli legati ai santi cristiani.

Per come la vedo io, i sincretismi non sono “tradimenti” delle religioni tradizionali, bensì una sincera evoluzione nata dalla consapevolezza reciproca, delle persone lontane che si incontrano, che siamo una sola famiglia umana che vuole vivere in pace; e mentre le religioni ci mettono un bel po' a capirsi e incontrarsi, le musiche ci mettono molto meno a fondersi e a trasmettere agli ascoltatori lo stesso messaggio, in maniera più diretta! (Gilberto Ongaro)