REMEMBER TWILIGHT "Gedächtnispalast"
(2026 )
Con “Gedächtnispalast”, i Remember Twilight spalancano una porta inconsueta nel proprio universo sonoro, e invitano l’ascoltatore a entrare in un luogo interiore fatto di memoria, simboli e risonanze acustiche.
Lontani dalle distorsioni e dalle tinte più abrasive del loro ''Kammermusikcore'', qui la band sceglie deliberatamente la via della sottrazione: niente chitarre elettriche, percussioni ridotte all’essenziale, un’attenzione quasi cameristica agli archi e alle chitarre acustiche.
Questa scelta estetica non è un semplice esperimento, ma un vero percorso narrativo. ''Gedächtnispalast'' – “palazzo della memoria” – è una metafora che diventa architettura sonora: ogni brano rappresenta una stanza diversa, un corridoio o una nicchia emotiva attraversata da echi familiari e nuove associazioni.
La scrittura si fa introspettiva e sospesa, più orientata alla suggestione che alla dichiarazione. Non c’è una chiave esplicativa univoca, e la band stessa sembra suggerire che il viaggio valga più della meta.
La scaletta, che nella sua interezza supera di poco i ventitré minuti, presenta sei brani, tutti ripensati in versione acustica: “Contre la liberté” apre l’EP con una tensione contenuta, un oscillare tra riflessione esistenziale e osservazione del mondo, dove la riduzione degli arrangiamenti crea più spazio per la fragilità emotiva del pezzo. Anche il video ufficiale pubblicato poco dopo ne accentua il simbolismo, giocando con figure archetipiche e una forte estetica rituale.
“Gedächtnispalast”, la title track, è un viaggio più meditativo: gli archi guidano il flusso emotivo con una delicatezza che lascia emergere sfumature nuove, lontane dalla drammaticità metal a cui il gruppo ci aveva abituati, mentre “Das Amulett” e “Zu Real” dialogano tra loro come due stanze adiacenti. Il primo rapido e concentrato, il secondo più aperto e contemplativo, con immagini sonore che richiamano paesaggi interiori e memorie instabili.
“Todestheologie”, già noto ai fan, qui si presenta come un’ombra che attraversa i corridoi del palazzo, più intima che minacciosa, mentre “Hallelujah” (di Leonard Cohen) chiude l’EP con un omaggio sobrio e rispettoso, perfettamente coerente con il tono dell’opera.
La forza di “Gedächtnispalast” non sta nell’impatto immediato, ma nella sua capacità di trasformare la vulnerabilità in un luogo abitabile. I Remember Twilight assumono un ruolo quasi da guide museali, mostrando non oggetti ma stati d’animo, non spiegazioni ma allusioni.
Le scelte di produzione – curate presso la Klangschmiede Studio E – restituiscono un suono intimo, vicinissimo, come se ogni strumento fosse collocato in un ambiente reale e tangibile.
“Gedächtnispalast” è un lavoro sorprendente nella sua delicatezza, una parentesi artistica che esplora ciò che resta quando si spogliano le canzoni di ogni orpello elettrico: la memoria, la risonanza, l’essenziale.
Non è un disco per chi cerca soluzioni, ma per chi ama perdersi e ritrovarsi nei dettagli. Una piccola opera d’arte acustica, capace di ampliare il linguaggio dei Remember Twilight senza tradirne l’essenza. (Andrea Rossi)