ALBERTO VENTRELLA & GIGIO BONIZIO "Libellula"
(2026 )
''Libellula'' è un disco che nasce dal caldo immobile dell’agosto 2024 nel basso Canavese, un ambiente che sembra aver impregnato ogni sua traccia di una calma sospesa, quasi rituale.
L’incontro tra Alberto Ventrella – storico chitarrista dei Kina – e Gigio Bonizio, voce legata a formazioni come C.O.V., Arturo e Totò Zingaro, si concretizza in un lavoro che privilegia l’essenzialità, la spontaneità e un forte senso artigianale.
Sebbene entrambi provengano da percorsi segnati dall’hardcore e dall’etica DIY, ''Libellula'' non è un disco punk nel senso tradizionale: piuttosto, ne incarna l’attitudine. Brani asciutti, strutture scarne, atmosfere malinconiche e una narrazione per immagini più che per storie compiute rendono l’ascolto un viaggio intimo, fatto di suggestioni che oscillano tra il quotidiano e il cosmico.
Il punk, qui, è soprattutto modo di essere: un approccio libero da sovrastrutture, in cui le idee si sviluppano senza l’urgenza di arrivare subito da qualche parte. Il disco sembra prendere forma come prenderebbe forma un disegno a matita lasciato evolvere da solo, in cui l’errore è materia creativa e non da correggere.
L’impianto sonoro ruota attorno alla chitarra di Ventrella, dal tocco intimo e dalla forte impronta fingerpicking, e alla voce di Bonizio, che qui si muove con un’eleganza da cantautore crepuscolare.
Attorno ai due si muove una piccola comunità di amici musicisti: mandolino, glockenspiel, armonica, theremin, contrabbasso e piano arricchiscono il paesaggio sonoro senza mai appesantirlo. È un arricchimento sottile, calibrato, che dona profondità senza tradire l’essenzialità del progetto.
Ne risulta un album che suona come una forma di artigianato musicale: caldo, umano, costruito con cura e senza fronzoli inutili.
Ma la scrittura è il cuore pulsante dell’album. Non ci sono racconti lineari, bensì un mosaico di immagini ricorrenti: la libellula, il satellite, le ceneri che si trasformano in gloria, i desideri che diventano gabbie. Ogni brano sembra sospeso tra il tentativo di afferrare qualcosa e la consapevolezza che quella cosa sfugga sempre un poco.
Nel brano ''Satellite'', ad esempio, il movimento degli astri diventa metafora di trasformazioni interiori, senza tuttavia offrire un finale consolatorio. È questo equilibrio tra moto e immobilità a dare al disco il suo sapore particolare: una ricerca continua, mai risolta.
La title track ''Libellula'', come suggerisce il nome, rappresenta il cuore visionario del progetto: leggerezza e intrappolamento convivono, il tempo scivola e ondeggia, la libertà rimane evocata ma mai del tutto raggiunta. Una poetica fragile e insieme potentissima.
La forza di questo disco sta proprio nel modo in cui due storie musicali diverse trovano un punto di contatto naturale. Non un’operazione nostalgica, ma un dialogo maturo, in cui ogni esperienza pregressa viene evocata senza mai essere imitata.
Il risultato è un’opera sincera, che suona libera da aspettative di genere e profondamente radicata nella loro storia comune. ''Libellula'' è un album che chiede all’ascoltatore di fermarsi, respirare e lasciarsi attraversare.
Un lavoro, questo, che scolpisce immagini più che trame, che preferisce suggerire piuttosto che dichiarare. È un disco che vibra di malinconia luminosa, di umanità e di verità sottili.
Non è un album che cerca l’impatto immediato: è un compagno silenzioso, che si rivela ascolto dopo ascolto. E che resta. (Andrea Rossi)