MOOD "Transparencies vol.1"
(2026 )
Con ''Transparencies Vol.1'', i MOOD tornano a imporsi sulla scena italiana dopo anni di silenzio discografico, presentando un lavoro che non teme la complessità né il rischio.
Il duo modenese sceglie infatti di costruire un album che non si lascia rinchiudere in un contenitore definito: elettronica, techno, house, downtempo, glitch, breakbeat e perfino ombre hip-hop convivono in una struttura fluida, dove ogni brano sembra dialogare con il successivo pur mantenendo una propria identità distinta.
Fin dall’apertura con ''Hush'', si percepisce la volontà di creare una tensione continua, una sorta di preludio che prepara l’ascoltatore a un viaggio sonoro in costante mutazione. Non è un ingresso esplosivo, ma una porta che si socchiude lasciando intravedere un mondo di dettagli digitali, ritmi obliqui e un’estetica che richiama tanto l’IDM quanto la tradizione performativa rock da cui il duo arriva.
È con ''New Son Don'', supportata dalla voce incisiva di Brida, che il disco prende una direzione più netta: un brano che si muove fra sensualità, forza espressiva e un immaginario legato alla liberazione del sé, secondo la stessa spiegazione fornita dalla band riguardo al simbolismo del “tempio dell’io femminile”.
La scelta di introdurre una voce femminile non appare come un abbellimento, ma come un vero amplificatore emotivo del concept di trasparenza che dà il titolo al progetto.
La collaborazione femminile trova un’altra declinazione in ''Rejune'', dove la vocalità di Anna Bassy si intreccia con ritmiche elettroniche e atmosfere quasi orchestrali. Il risultato è un mid-tempo magnetico, sospeso, che riflette sui cicli ripetitivi e sui ruoli sociali che tendono a soffocare l’individualità. È uno dei brani più maturi del disco, capace di fondere introspezione e impatto sonoro in modo elegante.
Più avanti nel percorso emergono ''Yoda'' e ''Sp-Line'', con i loro riferimenti al trip-hop, al downtempo e alle pulsazioni più urbane del disco. Qui i MOOD mostrano la loro abilità nel gestire dinamiche non lineari: le strutture si deformano, si contraggono, ripartono, lasciando sempre la sensazione di un progetto vivo e in divenire.
Con ''Palmeto Paradiso'', ancora con Brida, si torna su un terreno più diretto e spavaldo, mentre ''RFPT'' chiude il cerchio in modo quasi percussivo, riportando il focus su corpo, ritmo e fisicità: tre caratteristiche che da sempre definiscono il rapporto dei MOOD con il pubblico.
Ciò che rende ''Transparencies Vol.1'' particolarmente riuscito è il suo essere contemporaneamente concept e mappa emotiva: non un disco pensato a tavolino, ma una serie di momenti, impulsi e stati d’animo che si sono poi uniti in un disegno coerente.
La stessa band conferma come il processo creativo sia iniziato senza un’idea unitaria e abbia assunto senso solo in una fase successiva, rivelando così la natura poliedrica dell’opera.
Il titolo ''Transparencies'' trova così il suo significato più compiuto: lo sguardo dei MOOD è diretto, esposto, a tratti vulnerabile, ma sempre deciso a scavare nei meccanismi sociali, nelle relazioni di potere e nelle identità personali. La trasparenza, per loro, non è un punto d’arrivo, ma una lente per immaginare possibilità nuove.
''Transparencies Vol.1'' è un lavoro ambizioso, stratificato e coraggioso. Non cerca la facile presa né la conformità, ma costruisce un terreno di sperimentazione che riesce comunque a mantenere una forte connessione con l’ascoltatore. È un album che richiede attenzione, ma restituisce molto: un manifesto di libertà creativa e allo stesso tempo un passo importante nella maturazione artistica dei MOOD.
Se questo è solo il “Vol.1”, è difficile non essere curiosi di ciò che verrà dopo. (Andrea Rossi)