AVVENTURIERI DEL ROCK "Un viaggio senza fine"
(2026 )
La voglia di migliorarsi, di evolvere sempre in qualcosa di sperimentale è un grosso stimolo per le bands che hanno serie intenzioni di resistere in attività per molti anni.
Secondo la mia umile percezione, gli Avventurieri del Rock sono tra quelli che han tutte le caratteristiche per durare a lungo, poiché in loro vige la spinta per trovare sempre (comunque e dovunque) nuove sonorità e nuove ispirazioni, in qualsiasi luogo transitino per performare la loro musica.
Trovando cosi tutto molto interessante, non mi restava che dare ascolto ai 10 brani dell’album “Un viaggio senza fine”, per un totale di circa 40 minuti, miscelati con vari dosaggi di rock, prog e world, tutelando comunque il bel narrare, come dimostra l’agile country di “Stranieri in terra straniera”, il rock sincopato di “Aria purissima” o lo spanish storytelling di “Mesogeios”: davvero niente male!
Poi, quando c’è da innestare tessuti coriacei, i ragazzi ingranano le marce grintose di “Gobekli Tepe” ed “Escondido” ma, nel momento di elargire proposte più calmierate, sfilano con orgoglio creativo la semi-caraibica “Vorrei abitare sopra un’isola”, la brillante “Nella notte”, l’oriental-prog di “Psicostasia” e la power-ballad “Xanad”.
Contaminato da tante influenze culturali, i nostri Avventurieri han saputo cogliere dettagli locali con acume fantasioso, dando vita ad un’opera gustosa, verace, ricca di valide idee, intenzionate a restare nel tempo.
Sì, sento proprio che per il Trio meneghino sarà… “Un viaggio senza fine”. Avanti tutta, raga! (Max Casali)