CROSSING "The path before us"
(2026 )
''The Path Before Us'', album d’esordio del trio Crossing – formato da Petit Solo Diabaté, Nino Martella e Marco Schiavone – è uno di quei lavori rari che non si limitano a proporre una fusione musicale, ma incarnano un atto culturale consapevole, quasi programmatico.
Sin dalle prime tracce, il disco mostra una visione chiara: creare uno spazio sonoro in cui le tradizioni dell’Africa occidentale e la sensibilità europea non convivono semplicemente, ma dialogano da pari.
Questo è il punto di forza dell’intero progetto, e ciò che lo distingue in un panorama musicale spesso incline a considerare la musica africana come semplice “colore” o decorazione esotica.
La kora, il balafon e il ngoní di Diabaté intrecciano linee melodiche ipnotiche che non cercano mai l’effetto facile, mentre il violoncello di Schiavone introduce una scrittura che richiama la musica colta europea senza sovrastare, anzi aprendosi a un dialogo sorprendentemente equilibrato.
A completare il quadro, le percussioni e il kamale ngoni di Martella sostengono e amplificano la pulsazione vitale del disco, mostrando quella ricerca sul campo condotta in Burkina Faso che rappresenta una delle colonne portanti del progetto.
C’è un filo narrativo che percorre l’album: un viaggio che dal Salento arriva fino a Bobo-Dioulasso, attraverso paesaggi sonori che evocano natura, antenati, comunità, riti di passaggio e memoria.
I brani non sono mai autoreferenziali, ma respirano di una sincerità culturale che nasce dall’ascolto reciproco e da un rispetto dichiarato verso i sistemi musicali mandinka, affrontati con lo stesso rigore riservato alla tradizione classica occidentale.
Non stupisce che ''The Path Before Us'' abbia rapidamente attirato l’attenzione internazionale, raggiungendo il 15° posto nella Transglobal World Music Chart e il primo posto nella classifica della radio americana Spin The Globe. Sono riconoscimenti che confermano come il disco sia percepito non solo come un prodotto musicale raffinato, ma anche come un’opera che porta con sé un valore culturale forte e urgente.
Il merito principale del trio sta nella capacità di evitare due trappole opposte: da un lato l’imitazione sterile, dall’altro la sovrapposizione forzata. ''The Path Before Us'' funziona perché ogni musicista porta con sé un mondo intero – tradizione, tecnica, percorso personale – e lo mette realmente al servizio dell’incontro. È un disco che non privilegia nessuno dei due poli culturali, ma costruisce un terzo spazio, nuovo, mobile, in evoluzione continua.
''The Path Before Us'' è un lavoro che si ascolta con la mente e con il corpo: complesso ma immediato, radicato e contemporaneo, meditativo e pulsante. È musica che non cerca un compromesso, ma una relazione. Un’opera d’esordio che ha già l’autorevolezza di un manifesto e che lascia intuire un percorso futuro ricco di possibilità.
Se questo è il sentiero che i Crossing hanno davanti, vale davvero la pena seguirli. (Andrea Rossi)