R.M. & THE IMAGINATIVE ORCHESTRA "Mosaix"
(2026 )
Con ''Mosaix'', Raffaele Marchetti (alias R.M.) firma un esordio solista sorprendente, ambizioso e fuori da ogni categoria.
L’album, pubblicato da Transition Totem nel gennaio 2026, nasce da anni di registrazioni improvvisate, rivisitate e rimodellate fino a diventare un organismo vivo, complesso, quasi un film raccontato unicamente attraverso i suoni.
La direzione è chiara: ''Mosaix'' non vuole essere una semplice raccolta di brani, ma una sorta di “statuto del caos”, un insieme di cinque paesaggi sonori che fanno convivere dub, disco psichedelica, elettronica, musica concettuale, hip hop old school e rock alternativo.
In questo patchwork musicale, l’Imaginative Orchestra non è un mero ensemble di accompagnamento: è un’estensione del pensiero compositivo di R.M., una tavolozza di colori che permette alla sua visione di assumere forme sempre nuove.
Si inizia con ''Inna Kingstone’s Dance Floor'': il disco si apre in Giamaica, o meglio in una sua reinterpretazione onirica: un club fumoso, un sound system che s’inceppa, glitch che si intrecciano a fiati e rhodes fino a sfociare in una spirale disco psichedelica. Un brano che sembra smontare e ricostruire la notte stessa.
Segue ''Good Morning Skid Row!'', in cui Los Angeles diventa specchio di dissonanze interiori: beat hip hop consumati, frammenti di strada, pianoforti che si degradano come vite al limite. Un pezzo che respira inquietudine e malinconia, trasformando la cronaca urbana in poesia distorta.
Tocca poi a ''ありがとう'' (''Arigatō''): qui il viaggio si sposta ai piedi del Monte Fuji, tra contemplazioni naturalistiche e rumori digitali della città. Un brano che sembra interrogarsi sul fragile equilibrio tra uomo e tecnologia, fino a farli collidere in un vortice elettronico.
''Wandering in Gaza'' è il pezzo più lungo dell’album (oltre 16 minuti), una meditazione che avanza per strati, evocando un paesaggio emotivo sospeso tra spiritualità e inquietudine. L’Imaginative Orchestra dà qui il meglio di sé: fiati, percussioni e strumenti a fiato etnici scolpiscono una narrazione non verbale di grande intensità.
Il viaggio si chiude con ''Far East, Where the Ancient Mountains Are'' in un oriente immaginato, evocato più che descritto. Un’ampia composizione cinematica in cui R.M. condensa la sua ricerca artistica: produzione meticolosa, sound design raffinato, e un gusto per la dilatazione temporale che rende il brano un epilogo meditativo e luminoso.
''Mosaix'' è il risultato di un processo vissuto come esplorazione totale: tecnica, musicale e emotiva. Marchetti intreccia competenze da produttore, sound designer e polistrumentista — dalla batteria alla chitarra, dalla programmazione elettronica al missaggio — per costruire un lavoro che è tanto artigianato quanto visione.
L’intero album respira: non è un’opera sovraccarica, ma stratificata. I silenzi, gli spazi, i riverberi fanno parte della narrazione tanto quanto le melodie. È una musica che, più che raccontare, evoca. Un film senza immagini, dove l’immaginazione dell’ascoltatore è l’unico vero schermo.
''Mosaix'' è un esordio coraggioso e profondamente personale. Non strizza l’occhio alle mode, non cerca la forma-canzone, non teme di essere scomodo o enigmatico. È un puzzle di paesaggi interiori, un viaggio che richiede attenzione ma ripaga con rivelazioni sonore continue.
Un debutto che segna l’inizio di un linguaggio musicale davvero unico nel panorama italiano. (Andrea Rossi)