LUCA CESCOTTI "Mobili credenze"
(2026 )
C’è qualcosa di profondamente romantico – nel senso più letterario del termine – nel nuovo disco di Luca Cescotti. Non un romanticismo sdolcinato, ma quello dell’eroe che sceglie l’altrove, che si allontana per capire meglio chi è.
Vivere a Valencia, lontano dall’Italia, non è per Cescotti un dettaglio biografico secondario: è una condizione esistenziale che attraversa in filigrana tutto ''Mobili Credenze''.
Questo disco nasce da una distanza concreta, geografica, ma diventa presto distanza emotiva, linguistica, quasi identitaria. Scrivere in italiano mentre si vive immersi in un’altra lingua significa abitare una sospensione: le parole diventano più pesate, più consapevoli, come se ogni verso fosse un filo teso tra due rive. E infatti ''Mobili Credenze'' è un album che sembra continuamente oscillare tra radici e movimento, tra memoria e trasformazione.
Il titolo stesso suggerisce instabilità e metamorfosi: oggetti domestici che si spostano, si ricollocano, cambiano funzione. È un’immagine potente, perché racconta un senso di casa che non è più fisso ma trasportabile, adattabile, quasi nomade. In questo senso il disco diventa il diario di un esilio scelto, non drammatico ma necessario, in cui l’artista accetta di perdere coordinate per trovarne di nuove.
Dal punto di vista sonoro, Cescotti costruisce un equilibrio elegante tra cantautorato e aperture più contemporanee. Gli arrangiamenti non cercano mai l’effetto facile, ma lavorano per sottrazione e atmosfera. C’è una misura costante, una compostezza che può sembrare trattenuta ma che in realtà riflette uno sguardo lucido, quasi meditativo. Non è un disco che urla: è un disco che osserva, che sedimenta, che lascia spazio al silenzio tanto quanto alle parole.
I brani si muovono tra relazioni, respiri interrotti, promesse di futuro e inevitabili nostalgie. Ma non c’è mai compiacimento malinconico. Piuttosto, una consapevolezza adulta: l’idea che partire significhi inevitabilmente cambiare, e che ogni cambiamento comporti una piccola perdita. L’eroe romantico di Cescotti non combatte contro il mondo, combatte contro l’immobilità.
''Mobili Credenze'' è un lavoro compatto, coerente, che non si piega alle dinamiche dell’hype né alle urgenze algoritmiche. È un disco che si prende il tempo di esistere, di respirare, di costruire un’identità fuori dai centri nevralgici della scena italiana. E proprio in questa posizione decentrata trova la sua forza: nella libertà di raccontarsi senza sovrastrutture.
Luca Cescotti, da Valencia, scrive come chi guarda casa da lontano e ne coglie dettagli che da vicino sfuggirebbero. Il risultato è un album che parla di spostamenti, ma soprattutto di trasformazioni interiori. Un esilio dolce e consapevole, che invece di allontanare, mette finalmente a fuoco.