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MAMABABA  "Blues hotel"
   (2026 )

L'album “Blues Hotel” è il secondo LP della cantautrice MamaBaba; ci porta all'interno di un simbolico albergo, abitato da loschi figuri e lavoratori, di cui canta le storie nel segno del blues.

Ogni canzone si sofferma su un personaggio, che ogni tanto interagisce con gli altri. Il pezzo di apertura ci introduce al luogo con uno sguardo felino. “Il Gatto” è un blues rock dritto come un pezzo di Clapton, dove il gatto racconta che vive come un signore (come tutti i gatti), e ammonisce l'avventore: “State bene attenti voi che entrate qui, questa selva è oscura. Non trovate topi ma trovate me, all'entrata chiedo coccole per me”; l'armonica a bocca condisce il brano.

Lungi dall'apparire una vittima, “La Prostituta” è ritratta come una tipica femme fatale: “Potevo fare qualsiasi lavoro e stare da re. Ho scelto la strada perché amo il potere, amo godere, vedervi strisciare, vedervi sudare per stare con me”. Il tempo passa e le rughe arrivano, questa è l'unica preoccupazione. Lei non considera gli uomini dei clienti, bensì i suoi giocattoli: “Io sto volando, tu stai scendendo, e quando ormai è tardi, ti afferro di nuovo. Chi sbatte son io, nel letto con te”.

Un sassofono avvia “L'Uomo d'Affari”, che davanti a un bicchiere elenca i suoi guai, i figli pieni di vizi e la voglia di scappare. “Il Barista” invece inizia con una ripresa ovattata di “Albergo a ore” di Herbert Pagani, per diventare poi un lento malinconico, colorato dall'Hammond.

“Il Barista” si definisce fantasma, invisibile: “La mia vita scorre via così, tra gradini, porte e vite che, no, non si accorgono di me, ma lasciano tazze vuote e una moneta”. Il ritornello esprime il suo desiderio di poter parlare con gli ospiti. Un appunto: unA barista invece non ha questo problema, semmai il contrario, costantemente importunata...

“La Donna delle Pulizie” è un allegro shuffle che canta l'artrite della protagonista, intenta a sistemare le lenzuola: “Sono quella che arriva quando tutto è finito”. E tra chitarra e armonica a bocca, qui il blues diventa quello che tutti conosciamo.

Come la Prostituta, anche “Il Barbone” è un vagabondo per scelta. Tra l'altro qui ricompare il Gatto dell'inizio: “Il mio solo amico è un gatto sornione che sta qui all'entrata, insieme al padrone. Ho scelto la strada ma non sono un fallito, ho lasciato alle spalle un mondo imperfetto (...) nessuno mi manca”.

Questo è il brano più drammatico, con le sue progressioni armoniche. Poi delle note di sitar avviano il più graffiante “Il Portiere”. Anche questo personaggio non è il massimo della simpatia: “Vendo confidenza a chi mi conviene, visto che alla fine mi pagano bene!”. Sembra che il Portiere stia parlando della Prostituta al nuovo ospite: “Lei ti fa entrare ti porge una chiave, e se la stanza è di tuo gradimento, pagala ora senza un lamento”.

Un contrabbasso e un chiacchericcio apre la canzone finale, la titletrack atmosferica dove MamaBaba descrive quest'albergo e nomina una stanza mai aperta, una vita non vissuta: “Ho le chiavi di tutte le stanze (...). A volte ne apro una, o qualcuna in più, e spingo lo sguardo oltre la soglia, dove accendo ricordi (…) mai e poi mai darei a nessuno mai la chiave segreta della stanza più bella, quella che non apro mai, perché dentro troverei due occhi azzurri che mi guardano e la vita che non ho vissuto mai. E allora resto qui nella portineria del Blues Hotel”.

Il concept album ci lascia così alla hall, un non-luogo, per dirla à la Augé, dove ripensare ai personaggi incontrati, riscaldati da un gradevole blues fatto da professionisti del settore. (Gilberto Ongaro)