JOE HARVEY-WHYTE & GEIR SUNDSTOL "Langeleik"
(2026 )
Il fiume è fonte d'ispirazione per molti artisti. Ricordo Albumine che canta guardando il flusso d'acqua nella sua “The River Suite” (https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=10627). I fiumi fanno pensare spesso allo scorrere della nostra esistenza, e al motto panta rei.
In questo caso, la scintilla, o meglio, la goccia che ha acceso la fantasia, proviene da un artista di stanza a Londra dopo essere stato in Norvegia.
Joe Harvey-White è un esperto della pedal steel guitar e della lap guitar, quella chitarra orizzontale che si suona con lo slide, cioè un ditale di acciaio o ottone che permette appunto di fare “sliding”, cioè glissare le note in modo che “scivolino”.
L'esempio più famoso (quasi banale da dire, ma è troppo bello per non ricordarlo) è quello di David Gilmour in “High Hopes”, nella versione dal vivo a Danzica del 2009; ve la consiglio, se volete passare una giornata malinconici e felici insieme.
Ma torniamo a Harvey-White. Il musicista incontra il polistrumentista norvegese Geir Sundstøl, che tra i vari strumenti suona anche la chitarra dobro, nota anch'essa per essere usata specialmente con lo slide e nella musica “americana”, nel senso proprio del genere denominato americana.
Il duo realizza così “Langeleik”, uscito per la Hubro Records, album nel quale ogni traccia è dedicata ad un fiume. A parte il Teesta del Bengali (“Tista lengter”) e il “Tana” del Kenya, gli altri fiumi sono inglesi e norvegesi: Otra (“Otra Mantra”), Lea (“Lea Dub”), “Ribbles”, “Bleikstranda”, Tyburn (“The Tyburn”) e “Rørvikelva”.
Nel brano dedicato a quest'ultimo c'è la voce recitante del poeta norvegese Ivar Orvedal, ed è un pezzo al quale i due musicisti sono emotivamente legati in modo particolare; e quello della lap steel guitar si rivela il suono ideale, per restituire agli ascoltatori l'emozione provata di fronte a questi grandi corsi d'acqua.
Sundstøl accompagna Harvey-White con il sintetizzatore Moog, drum machine e svariate chitarre mancine. Il risultato è un suono disteso, ambientale ed avvolgente, che rilassa la mente e accende l'anima.
I brani sono frutto di sessioni di improvvisazione del duo, di cui i pattern melodici e le idee timbriche e ritmiche vengono poi sviluppate. La tracklist è chiusa dal pezzo “Der elvene møtes”, che significa “Dove i fiumi si incontrano”. Questo brano di chiusura è particolarmente dolce, e consiste in una melodia della pedal guitar accompagnata da arpeggi di chitarra acustica, ed è davvero la pace dei sensi.
Se non siete in Norvegia e volete immaginarvela, specialmente per quanto riguarda l'aspetto fluviale, qui c'è un'interpretazione di Joe Harvey-Whyte e Geir Sundstøl; ma gli ascoltatori possono anche distaccarsi dallo spunto di partenza, per vedere se qualcosa nello scorrimento della propria vita si riflette in questi suoni così placidi. (Gilberto Ongaro)