DIASPRO "Diaspro"
(2026 )
Ci sono dischi che nascono per ambizione e dischi che nascono per necessità. L’esordio omonimo dei Diaspro appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Il progetto prende forma dalla visione di Marcello Chiaraluce, musicista profondamente innamorato del prog più evocativo e narrativo, con un riferimento dichiarato a ''Tubular Bells'' di Mike Oldfield: l’idea iniziale era quasi monastica, costruire un’opera suonando ogni strumento in solitudine.
Ma la musica, quando è viva, chiede confronto. Dopo sette demo che già mostravano una direzione chiara e una scrittura solida, Chiaraluce comprende che il materiale merita una dimensione collettiva. Nascono così i Diaspro, che dopo una prima fase promettente nel 2019 vengono frenati dalla pandemia.
Il lungo stop, però, non spegne il progetto: lo affina. Nell’estate 2024 Chiaraluce e Giovanni Giordano rimettono mano ai brani, completano la line-up e portano a termine un lavoro che nel 2026 vede finalmente la luce.
Il risultato è un vero concept album: undici tracce legate senza soluzione di continuità che raccontano un viaggio interiore scaturito da una profonda ferita sentimentale. È la trasposizione musicale di un processo catartico, un percorso simbolico tra città sotterranee, stazioni sospese nel tempo e ascese verso la luce.
Il protagonista attraversa alienazione, attesa, ribellione, fino a confrontarsi con i propri istinti repressi, rappresentati da animali feroci. L’orso di diaspro rosso (mentore) e il cane nero dagli occhi azzurri (antagonista) non sono semplici trovate narrative: diventano archetipi, presenze interiori che danno coerenza all’intero impianto concettuale.
Il viaggio è circolare, come spesso accade nei percorsi di consapevolezza: si conclude per lo stesso motivo per cui è iniziato, lasciando un senso di sospensione che invita alla riflessione.
Musicalmente l’album alterna con naturalezza prog classico, new prog, aperture heavy e incursioni funk. Dall’“Introduzione” strumentale, elegante dichiarazione d’intenti, si passa a brani più serrati come “Verso la Città Grande”, fino ai momenti di liberazione ritmica di “Per Salire Su”.
“Piano Rialzato” illumina il disco con ironia e groove, mentre la suite finale, definita “Bonsai-Prog”, concentra in miniature dense di significato il cuore simbolico dell’opera.
Nelle ultime tracce emerge una ballata acustica dai richiami junghiani, in cui il protagonista affronta il proprio doppio. “Senza di Me” prepara lo scontro finale senza offrire una chiusura netta, e l’album si congeda con un assolo di chitarra di Chiaraluce che omaggia Mark Knopfler: un finale misurato, lirico, emotivamente sincero.
La band è composta da: Dante Campora (voce), Chiaraluce e Giordano (chitarre), Andrea Manuelli (tastiere), Bruce Muirhead (basso), Luca Grosso (batteria), con il violino di Matteo Ferrario. Il mix e mastering di Claudio Cattero garantiscono profondità e stratificazione, valorizzando sia le parti più energiche sia quelle più rarefatte. Le illustrazioni di Patrizia Comino completano l’esperienza con un apparato visivo coerente e suggestivo.
''Diaspro'' è un debutto maturo, coraggioso e identitario. Non è un disco da consumare distrattamente: richiede tempo, ascolto attento e disponibilità a lasciarsi guidare. Qualche passaggio potrebbe risultare denso per chi non è avvezzo al linguaggio prog, ma la coerenza narrativa e la qualità compositiva ripagano ampiamente.
A chi lo consiglierei? Agli amanti del prog italiano classico e contemporaneo, e a chi apprezza i concept album da ascoltare dall’inizio alla fine. Ma anche a chi cerca musica che unisca tecnica, simbolismo e introspezione. Meglio ascoltarlo in cuffia o su un buon impianto, seguendo i testi e lasciando che le tracce si susseguano senza interruzioni: è un viaggio unico, non una playlist.
Voto: 8,5. (Tatiana Lucarini)