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ROBERTO MONTISANO  "Respirare la polvere"
   (2026 )

Con il nuovo EP, Roberto Montisano sceglie ancora una volta la via della sottrazione. Niente eccessi, niente proclami: solo canzoni che si muovono in punta di piedi, affidandosi a una scrittura intimista e a una produzione misurata, quasi timida.

È un lavoro coerente con la sua cifra stilistica, ma che apre anche qualche interrogativo sulla necessità – forse – di osare di più.

L’EP si costruisce attorno a un pop cantautorale levigato, dove le melodie sono morbide e le strutture rimangono classiche. Le chitarre acustiche dialogano con arrangiamenti leggeri, talvolta arricchiti da tastiere discrete e percussioni essenziali.

La produzione è pulita, controllata, quasi rarefatta: ogni elemento è al proprio posto, senza mai invadere lo spazio dell’altro. È un equilibrio che rende l’ascolto scorrevole, ma che a tratti rischia di diventare prevedibile.

Dal punto di vista armonico, Montisano resta fedele a progressioni tradizionali, costruendo brani solidi ma raramente sorprendenti. I ritornelli non cercano l’esplosione emotiva; preferiscono insinuarsi lentamente, lavorare per accumulo più che per impatto immediato. È una scelta precisa, che privilegia la coerenza all’effetto.

La voce è il fulcro del progetto. Montisano canta spesso in una dimensione raccolta, quasi sussurrata, mantenendo un controllo costante delle dinamiche. Non punta alla potenza né al virtuosismo, ma a un’intimità calibrata che avvicina l’ascoltatore.

Tuttavia, proprio questa costante misura può lasciare la sensazione che qualcosa resti trattenuto, come se l’artista evitasse deliberatamente il momento di rottura, il guizzo emotivo capace di incidere più a fondo.

Tematicamente, l’EP si muove tra riflessioni personali, relazioni, fragilità e consapevolezze adulte. C’è una maturità evidente nella scrittura, una capacità di raccontare senza retorica. Ma anche qui emerge una certa prudenza: le canzoni restano sempre composte, mai davvero spigolose.

Il nuovo EP di Roberto Montisano è dunque un lavoro elegante, coerente, piacevole nell’ascolto. Non cerca la rivoluzione, ma la continuità. E forse è proprio questa la sua forza – e insieme il suo limite. Perché se da un lato conferma la solidità di un autore consapevole dei propri mezzi, dall’altro lascia il desiderio di una maggiore esposizione emotiva, di un rischio in più, di una crepa che renda il suono meno perfetto e più indimenticabile.