OWLS OVER OAKS "O.o.o."
(2026 )
Con “O.o.o.” gli Owls Over Oaks firmano uno dei debutti più radicali e identitari degli ultimi anni all’interno della scena drone/doom.
La band piemontese – nata nel 2022 dall’idea di Valerio “Leynir” Possetto e completata da Elisa “Aeretica” Iacopini alla voce e Roberto “Bob Rip” Ripollino alla batteria – costruisce un’opera che non si limita a riproporre stilemi del genere, ma li spinge fino all’estremo, scolpendo un linguaggio sonoro personalissimo.
Il disco è composto da tre soli brani – ''Owls'', ''Over'' e ''Oaks'' – che insieme superano i 39 minuti. Una durata volutamente dilatata, non pensata come una sequenza di tracce, ma come un unico viaggio discendente in una camera oscura, un’esperienza “in apnea” che chiede all’ascoltatore di abbandonarsi e lasciarsi trasportare.
La scelta più audace, e forse la più riuscita, è la totale assenza di chitarre: a sorreggere l’intera impalcatura sonora sono due linee di basso che, tra bordoni, pulsazioni ossessive e distorsioni telluriche, sostituiscono qualunque necessità di riff tradizionali. Questo minimalismo estremo diventa il vero marchio del disco, trasformando un potenziale limite in una forza centripeta che risucchia l’ascoltatore in un vortice lento e soffocante.
La produzione interamente analogica e il mastering di James Plotkin – nome legato a giganti come Khanate, Sunn O))) ed Earth – amplificano la natura ritualistica del disco, esaltando basse frequenze e volumi irreali. Il risultato è un impasto sonoro viscerale, vibrante come un macigno appoggiato sul diaframma.
I riferimenti sono chiari: Thorr’s Hammer, Burning Witch, le saturazioni cosmiche dei Sunn O))), ma gli Owls Over Oaks non si limitano a ricalcarli. La loro interpretazione è più cupa, più terrena, quasi primordiale, con una spiritualità deviata che trasforma ogni passaggio in una liturgia nera.
''Owls'' apre il disco come un monolito: lento, pachidermico, ipnotico. Uno dei momenti più “accessibili”, se così si può dire, ma già permeato da un senso di oppressione che cresce a ogni battito di batteria. ''Over'' accelera leggermente il passo, rendendo il clima ancora più minaccioso. Qui la voce di Aeretica – gutturale, disumana, quasi un’entità più che un’interpretazione – si fa ancora più centrale, trasformando il brano in un dialogo fra terra bruciata e abisso. ''Oaks'', quasi diciassette minuti, è la vetta e allo stesso tempo il punto di frattura: inserti noise, vuoti improvvisi, aperture dissonanti e momenti che lambiscono un’estetica più ariosa pur restando ostile. Un finale che non offre catarsi, ma una lucida, glaciale consapevolezza.
''O.o.o.'' non è un ascolto semplice né accomodante. È un disco che chiede tempo, attenzione e — soprattutto — disponibilità a lasciarsi sopraffare. Ma per chi accetta il viaggio, questo debutto rappresenta una delle espressioni più coerenti e totalizzanti del drone doom contemporaneo.
Una prima parte di trilogia che già promette un universo sonoro personale, apocalittico, e soprattutto profondamente autentico. Gli Owls Over Oaks non cercano compromessi: chiedono all’ascoltatore di entrare nel loro mondo. E, una volta entrati, uscire non è affatto scontato. (Andrea Rossi)