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KAHIL EL’ZABAR’S ETHNIC HERITAGE ENSEMBLE  "Let the spirit out"
   (2026 )

Con ''Let the Spirit Out (Live at “mu” London)'', pubblicato da Spiritmuse Records, Kahil El’Zabar e il suo Ethnic Heritage Ensemble firmano uno dei lavori più intensi, rituali e spiritualmente potenti della loro carriera pluridecennale.

Fin dalle prime battute, emerge una visione musicale che non si limita a documentare un’esecuzione live, ma si propone come un vero atto cerimoniale, un invito collettivo a lasciar fluire l’energia interiore attraverso il suono.

Registrato durante due serate all’Audiophile Venue “mu” di Londra, il disco cattura l’ensemble al massimo della forma: crudo, espansivo, trascendente, e profondamente radicato nell’eredità del spiritual jazz.

Il quartetto — Corey Wilkes alla tromba, Alex Harding al sax baritono e Ishmael Ali al violoncello, con El’Zabar come sempre al centro, tra percussioni, voce e kalimba — costruisce un flusso sonoro in cui improvvisazione e ritualità si intrecciano senza soluzione di continuità, creando un senso di comunione raro anche nei migliori live jazz.

La scaletta alterna brani originali a riletture profonde di classici come ''Footprints'' di Wayne Shorter o ''Summertime'' di Gershwin, ma ogni pezzo viene trasformato in un viaggio spirituale autonomo, capace di assumere nuova vita e nuovo respiro.

L’ensemble non si limita a reinterpretare: trasfigura. Lo dimostra anche la vibrante versione di ''Caravan'', che nelle performance di queste serate londinesi diventa una danza collettiva di ritmi ancestrali e slanci improvvisativi.

C’è un senso di urgenza, ma anche di cura, in tutto il progetto: il disco sembra voler ricordare all’ascoltatore che la musica può essere un luogo di guarigione, un rito condiviso capace di unire artisti e pubblico in un unico respiro.

Non a caso El’Zabar descrive questo lavoro come un messaggio per i tempi presenti, una chiamata a “trascendere i confini” attraverso la forza inarrestabile dello spirito umano.

La produzione della Spiritmuse Records mantiene una qualità sonora nitida, rispettosa della dimensione live ma attenta a valorizzare ogni sfumatura timbrica. L’artwork firmato da Nep Sidhu completa l’esperienza estetica, sottolineando il carattere quasi mistico dell’opera.

''Let the Spirit Out'' è più di un album dal vivo: è un rito registrato, un documento di profonda connessione umana, un’esperienza catartica che invita chi ascolta a liberare ciò che è trattenuto, a far fluire energia, verità e luce. Un lavoro imprescindibile per chi ama il spiritual jazz più autentico e per chi cerca nella musica non solo bellezza, ma trasformazione. (Andrea Rossi)