PEACHES "No lube so rude"
(2026 )
Dopo un silenzio lungo oltre un decennio, la compositrice canadese Peaches, al secolo Merill Nisker, torna con “No Lube So Rude”.
Il nuovo album, coerentemente con la produzione passata dell’artista, continua a esplorare tematiche come identità, sessualità e autodeterminazione femminile attraverso un linguaggio provocatorio.
La proposta è in perenne tensione tra la poesia e il profano, e ricorre a immagini esplicite, sarcasmo e giochi di parole per veicolare messaggi diretti e senza filtri.
Peaches parla dell’arte come un potenziale strumento di resistenza, in un momento storico in cui alcune voci tendono a essere soffocate da forze esterne, ed elabora una proposta dall’estetica electroclash e dance punk, ma accoglie elementi provenienti da altri universi sonori come il pop, il funk e l’industrial.
In questo senso, il sound di “No Lube So Rude” si rivela fresco e godereccio, orientato chiaramente alla pista da ballo, ma anche politicamente molto denso: con undici brani stipati in circa mezz’ora, Peaches riesce a chiarire le sue intenzioni e trova nella titletrack, in “Fuck How You Wanna Fuck” e “Not in Your Mouth None of Your Business” gli esempi più chiari e limpidi della sua identità queer e irriverente, nonché del suo desiderio di abbattere convenzioni, stereotipi, confini e tabù nella sfera sentimentale e sessuale.
Che si condivida o no il messaggio, è difficile non riconoscere coraggio e ispirazione nel nuovo album firmato Peaches: anche alla luce di una maggiore varietà in termini di suoni e produzione, “No Lube So Rude” ha tutte le carte in regola per essere una delle migliori espressioni discografiche dell’artista canadese. (Piergiuseppe Lippolis)