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CANZONIERE GRECANICO SALENTINO  "Il mito"
   (2026 )

È una storia lunga 50 anni (quest'anno 51) quella racchiusa nel ventunesimo album del Canzoniere Grecanico Salentino. La formazione, nata del 1975 per volontà della scrittrice Rina Durante, ha saputo riportare alla contemporaneità la musica popolare salentina, esportandola in tutto il mondo.

Daniele Durante, scomparso nel 2021, ha musicato il testo “Il Mito”, scritto da Rina, e questo è diventato il titolo del nuovo album, uscito per Ponderosa Music Records. La breve titletrack sta al centro dell'album, e il canto grida la provincia: “Voi non saprete mai cosa vuol dire perdere, voi siete nati per vincere, o tutt'al più per pareggiare (…) Tu capisci che in questa provincia senza fine, rimani solo tu, ultimo cavaliere senza né briglia né staffe, a portare il peso di una storia che finisce. Ma io come farò a diventare un mito?”.

Mitologico è il percorso fatto dal Canzoniere Grecanico Salentino, che dalla Puglia ha portato pizzica e taranta in giro per Europa, America e Oceania. L'album ripercorre le tappe musicali fondamentali, partendo dalle parti di Lecce (“A Mmera a Lecce”), dove si nota subito la centralità della coralità, delle melodie cantate, spesso doppiate per terze.

Quella di “Kali Nifta” è una melodia malinconica, su un ritmo cadenzato che gradualmente accelera. La pizzica “Dumenica matina” invece corre da subito, nel tipico ritmico con tamburello, con la curiosità che il tema è costruito sulla scada lidia anziché la classica ionica.

“Lu rusciu de lu mare” è un brano commovente, sorretto da una delicata chitarra acustica, dal clarinetto, dalla fisarmonica morbida, e dal violino di Mauro Durante, per raccontare de “la figlia de lu re, la zita mia”.

Gli strumenti si fanno vivaci per “Quistione meridionale”, ironico brano che mette a confronto i crudeli destini di intere generazioni, a partire dal “nonno di mio nonno” che era un brigante: “Sua la testa mozza, che financo sopra i libri di storia hanno stampato. Rubava ai ricchi per dare ai cafoni, per questo gli tagliarono i coglioni. Per lui la quistione meridionale non è stata davvero un buon affare”.

Tra emigrati e lavoratori sfruttati nel Tavoliere, uno furbo la spunta, un professore che marciando con la questione meridionale diventa deputato, che dirige “corsi e scuole d'arte, gli entrano i quattrini da ogni parte. Per lui la quistione meridionale è stata certamente un buon affare”. Il violinista termina il brano citando ironicamente le prime note dell'Inno Nazionale.

L'album prosegue con altre pizziche, come la “Pizzica di Cosimino”, cantata in griko, lingua minoritaria che proviene da una fusione di salentino e greco, presente da più di mille anni. “Fimmene fimmene” è riportato solo cantato in coro, senza strumenti, che torneranno vorticosi nella pizzica “Beddhu stanotte” per celebrare la notte e la danza.

“Aremu” torna alla lentezza di “Lu rusciu de lu mare” ma con più solennità, in tonalità minore e con arpeggi di bouzouki. L'album si chiude con “Taranta”, composizione di Mauro Durante e del pianista Ludovico Einaudi, il cui pianoforte si sente appena sotto le percussioni e le corde, per dare corpo con i bassi.

Il brano riporta una frase come un mantra: “Se balli solo non ti puoi curare”, ricordando contemporaneamente sia la tradizione di queste musiche come antidoto, come cura, sia il senso più politico dell'importanza della collettività, che dà identità e forza agli individui, che da soli restano alienati; questo messaggio informa tutta la musica del Canzoniere Grecanico Salentino, ed è ancora attuale e necessario. Lunga vita al CGS! (Gilberto Ongaro)