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GIUDA MIO FRATELLO  "Italia infame"
   (2026 )

L'esordio discografico dei Giuda Mio Fratello è abbastanza esplicativo fin dal titolo: “Italia infame”, uscito per Fat Sounds. Consta di sei canzoni che uniscono un leggero pop rock tendente all'intimista, a parole invece acide e amare.

“Eroina” porta con sé una visione generazionale disagiata, in attesa di un cambiamento radicale: “I morti sono già tra noi, quasi come stare in eroina, stai con me (…) cerchi un buon motivo per la rivoluzione. Sparami così, e temi che qualcuno veda mentre rubi qui, tra macerie e corpi vivi, i miei spiccioli. Fottimi come sai tu”.

“Casellario giudiziale” è rivolta direttamente a un commissario di polizia, sfidando l'autorità: “Dimmi ciò che sai, dimmi con chi stai, dimmi quanto costa una vita intera spesa dalla parte giusta. Commissario di polizia, lasciami andare via (…) Non sei nulla di speciale casellario giudiziale”.

“Notte nel cuore” è scritta come una canzone d'amore, ma il ritornello mostra intenzioni violente e bastarde: “Un sabato notte ti ucciderò (…) il cancro che divora le tue cellule è un viaggio che rianima le mie”.

Le parole della titletrack mostrano l'amarezza verso i connazionali: “Sputa verità, tanto ognuno capisce a metà, basta continuare a ridere, solo continuare a ridere. Strage di Bologna, e l'omicidio Calabresi, alla massoneria ci siamo arresi, resi”. Cita anche Ustica, alludendo alla strage del 27 giugno 1980, ma anche la P38, arma che dà il nome a un controverso gruppo trap che celebra le Brigate Rosse.

Ma non crediate che i Giuda Mio Fratello, guidati da Gioele Valenti, risparmino anche gli ambienti cosiddetti “ribelli”: “Tu non sai cos'è il mondo degli alternativi; peggio degli Agnelli coi loro dolcevita”.

E l'ultima canzone crea un ritratto famigliare che sembra uscito dal recente cinema italiano, mescolando “I predatori” di Castellitto con i vari drammi di Muccino dove tutti urlano. Il protagonista parla all'interlocutore con cinismo: “Dì a tuo padre che non sarà un infarto a renderlo migliore (…) Ora so chi sei, sei il lupo mannaro (…) non hai più ritegno, non hai più freni”.

Questa famiglia diventa metafora di un'intera società, per l'autore ipocrita. Non tutte le parole sono perfettamente intelligibili, perché la voce è stata tenuta bassa nel mix, penso volutamente, come da tradizione rock. Per capire bene il testo di “Notte del cuore”, ho ascoltato la versione dal vivo dei Giuda Mio Fratello a Musicultura 2025.

Ma è chiara l'intenzione critica e disturbante della band, che veicola messaggi taglienti dentro un sound caldo e infidamente accogliente. “Povero Fulvio” sembra essere il fulcro di questa critica. Questo pezzo mette a fuoco quanto i nuovi giovani stiano tornando a modi di pensare che sembravano ormai sorpassati: “Perfino tuo nonno, sì lui, è più moderno di te”. (Gilberto Ongaro)