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I CONTRAPPUNTISTI  "Cantatas - Sacred music in Thuringia"
   (2026 )

Pubblicato all'inizio del 2026 per l'etichetta DaVinci Classics, questo album rappresenta un'operazione discografica e filologica di immenso valore per gli appassionati di musica antica.

I CONTRAPPUNTISTI sono un ensemble barocco fondato nel 2022 e diretto da Marcello Trinchero, specializzato nella musica del XVII e XVIII secolo dedito principalmente alla riscoperta di repertori inediti o rari su strumenti originali.

Le "Cantatas, Sacred Music in Thuringia" offrono uno spaccato affascinante e del tutto inedito della musica sacra luterana tra il '600 e il '700.

Il retroscena storico affascinante, che vede compositori pressochè sconosciuti, proviene da un celebre ritrovamento avvenuto nel 1968 della chiesa turingia di Gro§fahner dove un corpus di circa trecento manoscritti aveva riposato intatto e dimenticato da secoli.

L'ensemble si fa dunque portatore di una grande testimonianza musicale e artistica. Il lavoro è sapientemente strutturato seguendo un ideale arco liturgico luterano che spazia da Natale alla Pasqua.

Ecco quindi distinguersi le composizioni di Troll per l'uso festoso e solenne di trombe e timpani, per poi concedere all'uditore il risvolto intimistico di Johann Theodor Roemhildt che si attiene profondamente al significato teologico dei testi.

I respiri strumentali bilanciano le imponenti architetture vocali cui spicca la tecnica del basso di Marco Grattarola, che offre una interpretazione solenne con timbro saldo e autorevole; nonostante la profondità del registro rende in maniera perfetta le agilità dei passaggi contrappuntistici e la complessità dei melismi tipici della scrittura Barocca.

Le pronunce di tutti gli interpreti si contraddistinguono per l'adesione alla parola tradotta in "affetti", e ne consegue la trasmissione della devozione intima o di esultanza festosa.

La voce di Grattarola dunque è uno dei punti di forza di questa offerta musicale, al quale risponde in maniera altrettanto efficace il tenore, Matteo Straffi, di qualità tecnica e dotata di quel "colore timbrico" perfetto ad incarnare la devozione luterana del primo Settecento.

Straffi è dotato di voce chiara dalla dizione tedesca molto curata, scandisce in maniera intellegibile ed ha emissione duttile passando con facilità dai recitativi alle arie.

Corrette le voci delle sezioni corali che intervengono nelle Cantate più complesse. Un' ulteriore nota di merito alla parte strumentale che, in questo repertorio, rappresenta le composizioni alla stregua delle voci umane. Gli strumentisti "cantano" come le voci e le voci "cantano" come strumenti.

Infatti se per natura le Cantate vocali nascono per mettere in risalto la voce dei solisti, i passaggi in cui emerge la dimensione corale e l'ensemble nella sua totalità raccontano di studio e precisione stilistica nonchè di un forte affiatamento tra le parti.

L' "Insieme" qui raggiunge alti livelli interpretativi in cui il coro mantiene nitidezza pur avvalorando le linee vocali in rilievo. La musica, quindi, al servizio del testo (poi "generante" il genio bachiano): è proprio questo il focus di questa produzione musicale.

Gli interpreti: Matteo Macchia, Davide Maiello, Emanuele Goggio (alla tromba), Marco Zanco (ai timpani), Valerio Febbroni (flauto dolce), Vittoria Panato e Regina Yugovich (al violino), Bruno Raiteri (alla viola), Anna Sakharova (al violoncello), Anna Maria Barbaglia (al fagotto), Fabio Longo (al violone), Ugo Nastrucci (alla tiorba) e Roberto Passerini (all’organo).

Marcello Trinchero alla direzione offre la preziosità del Suo lavoro che si espande in qualità di ricercatore oltrechè di virtuoso della tromba barocca; il tecnico del suono è Simone Barbieri di Akra Studios.

Un ulteriore annotazione circa l'utilizzo da parte dei compositori dell'epoca delle figure retoriche musicali (scale discendenti sulla parola "peccato" che non un salto di registro acuto su "resurrezione") che senza una padronanza tecnico-vocale di tutto rispetto si ridurrebbe a puro suono astratto.

Questa la chiave di lettura profonda che vede il tutto prendere una forma interpretativa di rispetto e si propone all'ascolto in maniera autorevole e particolarmente riuscita. (Elisabetta Amistà)