SIDE74 "Tutto ok"
(2026 )
Il secondo disco per i Side74, uscito per Sorry Mom!, si chiama “Tutto ok”. Contiene dieci canzoni che raccontano in maniera leggera d'amore, nostalgia e fatica quotidiana, attraverso una musica chiaramente studiata per entrare negli algoritmi.
Le strutture sono riconoscibili, ritornelli orecchiabili e con un sound che potremmo trovare in una recente edizione di Sanremo. Non a caso, leggo che i Side74 hanno già calcato il palco dell'Ariston, per Sanremo Rock, e in passato hanno partecipato a Sanremo Giovani.
La titletrack racconta la fine di una storia d'amore come una liberazione: “Non mi servirai più i tuoi silenzi per cena, non ti incazzerai se faccio tardi la sera, e se mi va gioco alla Play, e sono solo fatti miei”. “Stronza nostalgia” viaggia su un synth pop che ricorda “Ordinary man” dei Liquido, ma con un ritornello che si apre di più all'italiana.
“Tutto quello che mi hai dato” è una tenera ballata autobiografica che il figlio dedica al padre: “Ti ricordi quando giocavi con me, calciavo in porta, com'eri fiero, ero il tuo Del Piero (…) e di cazzate sì ne ho fatte tante, lo sai ho scelto di fare il cantante, son diventato grande sulle spalle di un gigante, e questo lo dedico a te”. È proprio dolce. Codice 03 per votarla!
“Matrix” usa la fantascienza per immaginare di potersi teletrasportare vicino a una persona amata che sta lontano: “Ti prego, appari ora in questa stanza”. Un leggero graffio rock di chitarra elettrica scalda “Umanithub” riflette sull'isolamento sociale di una popolazione presa più a socializzare online. “Ci sentiamo sempre più soli, false guide, sacchi vuoti (…) indossa un bel cliché che dia personalità. Diventa operatore di riprese del tuo show, svendi un bel momento a qualcun altro su YouTube. Credici credici, che è molto meglio credersi, credersi di essere qualcosa che non sei e che non sarai mai”.
“Meladia” è il pezzo più pop e ammiccante, sul coraggio di provarci, tuffarsi in una nuova relazione, mentre “Credi che sia facile” sottolinea gli ostacoli, la fatica di vivere, tra un testo à la Ligabue e una musica à la Modà.
“Passo dopo passo” inizia con uno spoken word riflessivo sulla propria condizione di trentenne spaesato: “Hai preso la parte migliore di te, ma è scivolata dalle tue mani (…) Tutti dicono sia un dono la sensibilità ma è per questo che mi resta indigesta la realtà”.
“Magnolia” alza il volume, con un festoso rock che unisce chitarre e synth da techno. Il titolo fa riferimento all'omonimo e famoso locale di Milano, dov'è passata tutta la scena indie degli ultimi vent'anni; infine, l'album termina sulle morbide note di “Neve”, aperta dal piano elettrico e che ricorda: “Alla fine son le piccole cose che ti rendono felice”.
“Tutto ok” è un album fatto di piccole cose, e tra quelle vuole restare, come un amico che non ha pretese, ti capisce e basta. (Gilberto Ongaro)