LORDS OF SALEM "Supersonic vampire pussy"
(2026 )
Con ''Supersonic Vampire Pussy'', i Lords of Salem firmano un debutto che sembra più un rituale notturno che un semplice disco. È un album che nasce da un percorso tormentato — cambi di etichetta, tensioni interne e una gestazione accidentata — ma proprio per questo pulsa di un’energia ruvida e indomita.
La band tedesca intreccia industrial rock, glam decadente, gothic e shock rock, con chiari richiami a figure come Rob Zombie, Danzig e persino Rammstein. Il risultato è un suono sporco, teatrale, volutamente eccessivo, costruito per essere fisico e d’impatto. La produzione di Max Bögel, densa e vibrante, contribuisce a questo effetto “da club sotterraneo” che attraversa tutto il disco.
''Hills Have Eyes'' apre l’album col piede sul pedale, un assalto sonoro che ricorda lo shock rock più cinematografico, un inizio potente dove sirene ed elementi spoken-word costruiscono un vero scenario da film horror.
''Miss Demoness'' e ''Blood Orgy'' affondano invece nel lato più sensuale e provocatorio della band. Tra riff abrasivi, groove pesanti e campionamenti inquietanti (come le motoseghe!), i brani evocano un immaginario erotico-horror senza mezzi termini.
La title track ''Supersonic Vampire Pussy'' rappresenta il manifesto estetico e sonoro del progetto: velocità supersonica, teatralità sfacciata e un’ironia nerissima che accompagna l’intero ascolto.
Brani come ''German Zombie Attack'' e ''Summoned Them From Their Graves'' sembrano usciti da un B-movie splatter degli anni ’80. Ritmiche serrate, atmosfere rituali e una forte componente narrativa trasformano i pezzi in veri episodi sonori, con agganci diretti al mondo del cinema horror.
''Eternal Love'', invece, introduce una parentesi più malinconica e atmosferica, una pausa nelle tenebre prima di riprecipitare nell’aggressività di ''1000 Ways To Die'' e nella chiusura brutale di ''Carnivore''.
Il disco convince quando abbraccia totalmente la sua natura di teatro horror-industrial, dove estetica e musica lavorano all’unisono. ''Supersonic Vampire Pussy'' è un debutto sfacciato, viscerale e profondamente iconografico. Non punta alla perfezione, ma all’impatto: vuole essere un’esperienza, un sabba elettrico che mescola carne, metallo, fumo rosso e citazioni horror.
Se amate l’industrial sporco, il dark-glam teatrale e le atmosfere da grindhouse, questo album è un viaggio sanguigno e irresistibile. (Andrea Rossi)