GNUT & ALESSANDRO D'ALESSANDRO "Dduje paravise"
(2026 )
Il cantautore e chitarrista Gnut, assieme all'organettista Alessandro D'Alessandro, rivisitano classici della canzone napoletana, estendendone però i confini e aggiungendoci anche due brani inediti, creando una personale interpretazione.
A questo si aggiunga che l'organetto è particolare: sì, si sente il suono “da fisarmonica”, ma durante gli assoli capita di sentire dei timbri diversi, perché D'Alessandro è specializzato nell'applicare l'elettronica allo strumento. Ad esempio, in “Silenzio cantatore” il suo suono è sdoppiato.
Con queste premesse esce “Dduje paravise” pubblicato da Squilibri, che si apre con il pezzo scritto a quattro mani “Sotto 'o muro”, dove l'organetto svolge anche la funzione ritmica, generando dei rumori che sembrerebbero provenire da percussioni varie, e in questo caso simulano un galoppo.
L'altro inedito è “Tutto o niente”, che compare al centro dell'album, dove si notano le curiose progressioni armoniche.
Tra i classici, incontriamo “Carmela”, leggermente più veloce rispetto alla versione di Sergio Bruni, e “E mo' e mo'” di Peppino Di Capri, spogliata dall'arrangiamento synth pop ottantiano per diventare un brano atmosferico.
“L'alleria e o' dulore” è una traduzione di “Manhã de Carnaval” del compositore Luiz Bonfá, ed è cantata con Gnut dall'ospite Tosca. Il napoletano si innesta bene nella musica brasiliana, è risaputo, e funziona anche in questo caso.
Altra trasformazione importante è quella della “Villanella di Cenerentola”, scritta in stile barocco da Roberto De Simone ed eseguita con la Nuova Compagnia di Canto Popolare; qui diventa un brano intimo, con la voce di Gnut accompagnata da una chitarra stoppata, e l'organetto che aspetta un po' per comparire, suonando anch'esso in staccato. In fase d'assolo, D'Alessandro ci sorprende ancora con un suono modificato che si disperde liquefatto nel riverbero.
Anche “Maruzzella” di Carosone, pur comprendendo una componente ritmica decisa, mantiene questa morbidezza intima nell'esecuzione. Per “La nova gelosia”, brano d'autore anonimo riscoperto da Roberto Murolo e in seguito interpretato sia da De André che da Ranieri, qui D'Alessandro opta per una versione strumentale solista, e l'organetto avvia un ritmo di valzer che sostiene la melodia.
Gnut canta “'E ccerase” come fosse una sua canzone, l'ha fatta sua, nel suo stile sussurrato. Nella seconda metà canta l'ospite Enzo Grananiello, che la riporta alle coordinate melodrammatiche e teatrali. Mentre “Cammina cammina” di Pino Daniele resta “gnuttata”, cantata in quel modo tipico del cantautore, di usare la voce come una carezza.
“Dduje paravise” riporta in auge i classici della canzone napoletana, rivestiti della sensibilità di due artisti “millennials” che riattualizza la tradizione, l'uno con voce e chitarra, l'altro con la maestria all'organetto. (Gilberto Ongaro)