AADAL "Aggressive hymns, energetic ballads"
(2026 )
Quella degli Aadal è una curiosa ed efficace fusione di due generi che portano con sé due anime di solito distanti: jazz e post rock. Come se i Mogwai decidessero di ospitare un sassofonista e iniziassero a improvvisare sopra le loro strutture dilatate, evitando i classici crescendo impetuosi.
Gli Aadal sono Michael Aadal alla chitarra, André Kassen al sax tenore, Audun Rado al basso e Gunnar Sæter alla batteria. Nello specifico di quest'album uscito per Losen Records, “Aggressive Hymns, Energetic Ballads” trae spunto dallo stile definito “americana”.
Nei brani si susseguono strutture di accordi ben precise, senza mai diventare caotiche, però gli assoli sono virtuosi. Il tema di sax di “The moon doesn't care” è tenero, mentre la chitarra di “Wichita Linedance” si fa un pelo più ruvida, senza mai però diventare del tutto abrasiva.
“Wall of Ground”, che apre l'album, è scritta nel segno di una latente agitazione, contraddetta dalle armonie di settima maggiore. Anche il titolo di per sé è un ossimoro, così come lo è “Absurdly normal”, che è un delicato dialogo tra chitarra e sax, proprio sussurrato; i due strumenti si rincorrono nella stessa melodia composta (non improvvisata).
Con “Brockenspekter” si cambia tono: la batteria avvia un ritmo deciso assieme al basso, e chitarra e sax suonano una melodia in tonalità minore all'unisono, rendendola drammatica. La drammaticità continua anche nell'assolo del sassofono, sopra la chitarra che assieme al basso mantengono un pedale, mentre il brano si arresta lasciando gli ultimi secondi a dei “brandelli elettronici” misteriosi.
“Lakenskrekk” è un cadenzato 6/8 che fa percepire bene il “blend”, il mescolamento dei due generi, con quella ritmica sincopata dal basso ben marcata come in un lento rock, ma con la batteria che insiste sul ride e prorompe in rullate velocissime ma leggere, come in un classico quartetto jazz.
“Death by Dyson” è un pezzo molto malinconico ma che trascina l'ascoltatore con sé, non si lascia mai disperdere. E quasi alla fine dell'assolo, il sax compie un curioso effetto che per un attimo lo fa assomigliare ad un flauto.
“Hint of skogbrann” è un'ultima perla emotiva, sempre a causa dell'estrema ariosità del tema di sax, doppiato a un certo punto dalla chitarra con overdrive, sempre in tonalità minore. Quando indugiano nei tre accordi del “ritornello” (se così si può chiamare, diciamo la parte B), che creano un clima quasi dei Pink Floyd maturi, quelli meno psichedelici e più progressive.
E' davvero un bel commiato per gli ascoltatori. Consigliatissimi gli Aadal a chi piace il jazz, a chi piace il post-rock, e a chi semplicemente piace la musica che sia al contempo tecnica ed emozionante. (Gilberto Ongaro)