ANTONELLO LOSACCO TRIO FEAT. MICHAEL ROSEN "That impossible color"
(2026 )
Con ''That Impossible Color'', pubblicato da Emme Record Label alla fine del 2025, Antonello Losacco firma un’opera che sembra voler abitare un territorio intermedio: un luogo di incontri timbrici e umani dove il jazz contemporaneo, pur mantenendo le sue radici, si apre a una dimensione più ampia, quasi meditativa.
Il trio – completato dal vibrafonista Vitantonio Gasparro e dal batterista Vito Tenzone – trova nel sassofonista Michael Rosen un alleato ideale. Rosen non è un semplice “feat.”: è un narratore aggiunto che amplia l’orizzonte sonoro del gruppo, sposandone la visione con naturalezza e profondità interpretativa.
Il titolo dell’album suggerisce un ideale irraggiungibile, un’utopia emotiva. E infatti il progetto nasce come riflessione su un’umanità messa alla prova da contrasti e trasformazioni, cercando nella musica uno spazio di resistenza, ascolto e bellezza.
In questa prospettiva, ''That Impossible Color'' non offre soluzioni, ma uno sguardo: l’idea che il suono possa farsi ponte, balsamo, immaginazione condivisa.
Uno degli elementi più distintivi del progetto è il basso a 7 corde di Losacco, utilizzato come strumento polifonico e melodico. Non è mai mero accompagnamento: è architettura, trama, respiro.
Attorno a esso si intrecciano la texture onirica e brillante del vibrafono di Gasparro, i timbri sperimentali e mai invadenti della batteria di Tenzone, ed il sax caldo e narrativo di Rosen, sospeso tra tradizione e modernità.
Il risultato è un quartetto che suona come un organismo unico, dove ogni voce sembra nascere dall’altra. Le atmosfere impressioniste e la cura estrema per le dinamiche conferiscono al disco un’identità precisa, riconoscibile.
Tra i vari episodi del disco, alcuni emergono con particolare forza. Va segnalato “Non questa volta”, un brano-luce, caratterizzato da una melodia fresca del vibrafono e da una scansione ritmica leggera ma costante. È una sorta di canzone senza testo, un piccolo racconto strumentale che si sviluppa senza improvvisazione, puntando tutto sull’equilibrio timbrico e sul respiro condiviso.
In “Be Human Again, Please”, invece, la scrittura si fa più urgente: arpeggi veloci del basso a 7 corde, vibrafono che ricama contrappunti, batteria dal groove moderno e un sax che entra quasi in punta di piedi per poi aprirsi in un assolo energico. Un invito esplicito all’empatia, alla ritrovata umanità.
''That Impossible Color'' è un disco che non cerca il virtuosismo fine a sé stesso, ma la coerenza emotiva. È un lavoro profondamente europeo nel gusto timbrico, ma internazionale nello spirito.
La forza dell’album sta nella sua capacità di creare uno spazio di contemplazione attiva: un jazz che non rinuncia alla melodia, che gioca con la forma senza tradire l’ascolto. È un’opera che seduce chi ama i percorsi sonori raffinati, ma anche chi cerca un jazz capace di raccontare qualcosa del nostro tempo.
Un disco maturo, poetico e coraggioso, in cui Losacco e i suoi compagni tracciano davvero quel “colore impossibile” evocato dal titolo: un colore che non si vede, ma si sente.
Se cercate un lavoro che unisca eleganza, visione e un interplay di altissimo livello, ''That Impossible Color'' merita senz’altro la vostra attenzione. (Andrea Rossi)