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LUISA BRIGUGLIO  "Truvatura"
   (2026 )

Con ''Truvatura'', Luisa Briguglio firma un esordio che ha il sapore di un ritorno alle radici e, allo stesso tempo, di una traversata verso nuovi orizzonti.

L’album, pubblicato per Liburia Records, è molto più di una semplice raccolta di brani: è un viaggio iniziatico, un gesto di scavo interiore e culturale, il tentativo riuscito di trasformare la memoria in materia viva e mobile.

Il titolo non è scelto a caso. In Sicilia, la truvatura è il tesoro nascosto, una promessa che abita le grotte e le leggende popolari, qualcosa che si cerca senza certezza di trovarlo.

Briguglio trasforma questa immagine in un manifesto poetico: ogni brano è una piccola scoperta, un frammento riportato alla luce tra miti classici, tradizione orale e vibrazioni contemporanee.

La cantautrice messinese – oggi residente a Marsiglia – intesse un mosaico linguistico in cui convivono siciliano, italiano e francese, dando vita a un dialogo fertile tra geografie emotive e culturali.

Brani come ''Quand je serai prête'' e ''Il cacciatore'' mostrano una naturale fluidità nel passare da una lingua all’altra, come se ogni idioma fosse una diversa sfaccettatura dello stesso sentire.

Ma è il siciliano, nella variante messinese, a guidare il racconto: non un vezzo tradizionalista, bensì uno strumento di autenticità. Nelle sue parole si ritrova una Sicilia insieme arcaica e urbana, letteraria e terrena, fatta di vento salmastro e citazioni poetiche che dai versi di Saffo e Catullo arrivano fino agli echi medievali della ballata ''U 'nnamuratu e a morti''.

La cura degli arrangiamenti, affidati a Ernesto Nobili, è una delle forze motrici del disco. Gli otto brani si muovono tra folk mediterraneo, minimalismo, sfumature balcaniche e sudamericane, grazie anche all’uso di strumenti come duduk, charango e fiati orchestrali.

Ogni timbro è un indizio, una tappa di questo percorso che parte dallo Stretto di Messina e si allarga idealmente verso altre latitudini.

La voce della Briguglio – intensa, stratificata, quasi rituale – si impone come guida narrativa: sussurra, invoca, accarezza e colpisce, con una maturità sorprendente per un album d’esordio. Non è un caso che sia stata riconosciuta e premiata dal Premio Andrea Parodi e dal Premio Ethnos.

L’apertura con ''Figghia mia figghia'' è una dichiarazione di poetica: essenziale, viscerale, un canto-testamento che poggia su percussioni nude. ''A Stidda'' porta invece dolcezza e una fine malinconia, mentre ''Il cacciatore'' sorprende per la capacità di intrecciare Orazio e ritmo contemporaneo.

Nella già citata ''U ‘nnamuratu e a morti'', la tradizione rispunta sotto una luce nuova, senza manierismi. Ogni brano è una piccola “truvatura” trovata o da trovare, come suggerisce la stessa artista: più che oggetti preziosi, sono intuizioni, legami, domande aperte.

E forse il vero tesoro è proprio il processo di ricerca, la trasformazione che implica. ''Truvatura'' è un debutto sorprendente, intenso e consapevole. Un disco che dimostra come la tradizione possa respirare nel presente senza incrostazioni nostalgiche.

Ma, allo stesso tempo, è la dimostrazione di come una voce nuova possa inserirsi con autorevolezza nel panorama del cantautorato in lingua minoritaria. È un’opera che chiede ascolto attento e, in cambio, restituisce profondità, calore e una dose preziosa di bellezza.

Se è vero che la truvatura è un tesoro nascosto, allora Luisa Briguglio ne ha trovati molti. E ce li ha messi in mano, uno per uno. (Andrea Rossi)