DUCK BALENO "Universal miraculous growth"
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Partendo dal presupposto che tutti avranno constatato che, spesso, le cose di getto, riescono meglio piuttosto che infinite riflessioni contorte che portano a risultati poco soddisfacenti, il nuovo album del quartetto scaligero dei Duck Baleno “Universal Miraculous Growth” fa proprio perno su questo assioma a tal punto di farne la principale forza trainante.
Distaccandosi dal precedente disco ombroso “Popa’s Nightmare”, la band viaggia ora col preciso intento di rischia(ra)re oscurità fuorvianti, per volturarle in salutari rinascite.
Nella dozzina vigente, si trovano indizi di spiazzante natura, come la sontuosa “Diva”, l’alt-pop pervasivo di “An almost sad ending”, l’elastica e indie-cizzata “S-s-simple”, l’orchestrale ed ombreggiante strumentale “T-t-temple”: insomma, colpi d’estrosità inedita.
E non finisce qui! Già scalpita un “Horse in the Marmelade”, gestito in un barattolo di sonorità eclettiche, o la soffocante “Hey! La!” che dona tensioni benefiche, ma è palese che il combo veneto s’annoia a servire la stessa minestra e varia con disinvoltura sconvolgente.
Prendi “Der Jager Im Walzer”, che ti fulmina non per chissà quali scariche elettriche, ma per la destrezza di coinvolgerti con una ritmia stramba tra rap, kraut-dance e chissà che diavolo altro... Vallo a capire: compiutamente geniale.
Il singolo “Luciana only wanted Love” echeggia di Beatles e Franz Ferdinand intinti nella wave, senza invaderli con spudoratezza. Dopo l’estatica e fremente “On fire”, i ragazzi s’incamminano nel viaggio semi-prog di “Mexi-Kahn”, con tastiere che sembrano benedette da Tony Banks (Genesis).
Lo splendido epilogo in italiano “Nera Notte” ci culla con ampiezze corali per nulla melliflue ma profonde e vibratili. Sì, certo, “Universal Miraculous Growth” è proprio quel disco che rispecchia l’esempio semi-perfetto per delineare nuovi percorsi fantasiosi ed evolutivi. Proprio una “Crescita miracolosa universale ”: e chi se l’aspettava… E che Dio vi benedica, raga! (Max Casali)