THE DOORS "Other voices (55th anniversary remastered edition)"
(2026 )
Tema: ti muore, e non di vecchiaia, il leader della band grazie al quale hai conquistato un posto nella storia, che fai?
Svolgimento. Cambi nome come i Joy Division, e scegli giocoforza un'altra strada rimanendo fedele in eterno al mito del fondatore, oppure mantieni il nome della ditta e resti saldamente legato in sempiterna fedeltà agli scopi primari, a rischio di scontentare i fan e i puristi, con qualche aggiustamento in corso d’opera vista l’ingombrante assenza.
È la storia esemplare dell’album dei Doors ''Other voices'', ora ristampato in versione rimasterizzata per il 55° anniversario dell'uscita, disco che rappresenta una fase molto particolare nella storia dei Doors, perché è il primo disco pubblicato dopo la morte del loro iconico frontman Jim Morrison.
Nel luglio del 1971, Morrison muore a Parigi. Anche se qualche complottista pensa si sia salvato dalla maledizione del club dei 27 (Robert Johnson, Brian Jones, Janis Joplin, Jimi Hendrix, successivamente anche Kurt Cobain ed Amy Winehouse) tramutandosi in Barry Manilow e perdurando così fino a oggi.
Ovviamente l'uscita di scena segna profondamente la band. I tre membri rimasti — Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore — decidono comunque di continuare.
Pubblicato nell’ottobre 1971, ''Other Voices'' è appunto il primo album senza Morrison alla voce. Il titolo (“Altre voci”) riflette proprio questo cambiamento: Manzarek e Krieger si dividono il ruolo di cantanti.
L’obiettivo era dimostrare che i Doors potevano esistere anche senza il loro leader, ma la trasformazione fu evidente, accantonata l’aura maledetta e antisistema: decisioni più corali, atmosfera più professionale ma meno poetica, addio al carisma ribelle del leader, linee vocali più morbide e semplici, sonorità frutto di session strumentali, e recupero delle matrici rock e blues. Il destino comunque fu segnato.
L’album venne inciso tra l’estate e l’autunno del 1971 ai Sunset Sound Recorders di Los Angeles, uno studio già familiare ai Doors. Con un maggiore uso delle tastiere di Manzarek (organo e piano elettrico), chitarre più pulite e bluesy di Krieger, meno sperimentazione psichedelica rispetto ad album come ''Strange Days''.
L’album fu prodotto dalla band stessa insieme al loro storico collaboratore Bruce Botnick che cercò l’impossibile, ossia di mantenere un suono riconoscibile dei Doors e compensare l’assenza della voce dominante con arrangiamenti più pieni.
Volevano insomma dimostrare di essere ancora un gruppo autonomo, anche se questo significava esporsi a critiche. Un tentativo onesto di sopravvivenza. Anche perché non esistono prove concrete di nastri vocali “utilizzabili” di Jim Morrison paragonabili a quelli usati per ''Free as a Bird'' dei Beatles.
Di Morrison sono sopravvissuti vari materiali vocali, ma non nelle condizioni ideali per un progetto “alla Beatles”: demo casalinghi (spesso incompleti o di qualità bassa), sessioni di poesia registrata, come quelle poi pubblicate in ''An American Prayer'', e outtake di studio, ma quasi sempre legati a canzoni già completate.
In ''An American Prayer'' i Doors usarono registrazioni vocali di Morrison (poesia parlata), ma niente di più. Alcuni brani di ''Other voices'' erano già in lavorazione mentre Morrison era a Parigi e la band sperava davvero che tornasse per registrare le parti vocali. Dopo la sua morte, decisero di completare il materiale da soli.
Questo disco dei Doors postumi, diciamo così, mi permette di ricordare il compianto Giulio Bianchi, direttore artistico della fortunata rassegna musicale comasca che ha seminato cultura musicale sul territorio di Olgiate Comasco e dell’Olgiatese, riuscendo a catturare icone del rock, portandole a “Musica in Collina” per concerti memorabili. Portò anche nel Comasco, che allora non era sugli altari grazie a Clooney, big come Mick Taylor (chitarrista dei Rolling Stones) e appunto Robby Krieger (chitarrista del gruppo The Doors. E scusate se è poco. (Lorenzo Morandotti)