recensioni dischi
   torna all'elenco


GABRIEL PROKOFIEV  "Dark lights"
   (2026 )

Gabriel Prokofiev, fondatore dell'etichetta Nonclassical, procede nel suo intricato e raffinato percorso artistico con Dark Lights, un album oscuro e pulsante, nonché la sua prima uscita per l’etichetta in vent’anni.

Dark Lights mescola gli elementi di classica d’avanguardia, che da sempre intercettano gli interessi dell’autore, alla sua passione primigenia per l’elettronica sperimentale e per la dance music.

Ne risulta un lavoro centrato e originale, in cui Prokofiev, mentre non rinuncia ad alcuni tracciati da lui già imboccati, punta ad ampliare il proprio orizzonte e ad arricchire le proprie sfumature musicali.

L'electro-dance sperimentale di Prokofiev splende con leggerezza e intensità al tempo stesso in Dark Lights, che contiene alcuni dei momenti più convincenti e intriganti della sua carriera musicale finora.

Come lo ha descritto il suo autore, il disco è un complesso mosaico barocco e classicheggiante. Ma compaiono anche i ritmi dell’hip-hop, il grime, l’elettronica sperimentale: il DJ, infatti, lascia scorrere il suo fiume creativo senza porvi alcun argine, rendendo l’avventura appassionante e sincera.

Dark Lights si svela ai nostri occhi a partire dalle maree avvolgenti di “Soft Sorb”: synth modulari e cosmici inseguono l’ascoltatore non permettendogli di volgere altrove lo sguardo. Altrettanto pulsanti e vibranti sono molti degli episodi del disco, come la meditativa “Craven Spilars”, levigata e ipnotica, o la martellante “Zginer”, un capitolo coraggioso dalle venature hip-hop e R&B.

La title track è presente nella sua forma originale, un collage elettronico dal tiro e dalla maturità eccezionali, oscuro e graffiante, e nel remix di Adhelm, che mantiene il mistero e la tossicità dell’originale con al suo intero, però, un ritmo più dance e meno sperimentale.

Tutto in Dark Lights funziona, dalle spinte elettroniche più avanguardistiche a quelle maggiormente dance, dall’uso dei synth alla scelta dei ritmi e delle loro pulsazioni: Prokofiev non teme la mescolanza dei generi, e, anzi, ama approfondirla e provare a sviscerarne tutti i suoi punti di forza, fino a creare un mosaico intricato ma per nulla volatile, che risulta anzi duraturo e concreto. (Samuele Conficoni)