CECILIA "Edelweiss eulogy"
(2026 )
Con ''Edelweiss Eulogy'', CECILIA firma uno dei suoi lavori più maturi e concettualmente coesi, un disco capace di diventare allo stesso tempo rifugio sonoro e rito di passaggio.
Pensato come un elogio funebre dedicato a un mondo immaginario custodito nella pupilla dell’artista, l’album si muove con passo lieve ma deciso tra folk, pop contemporaneo e cameristica essenziale, mettendo al centro un dialogo intimo tra voce e arpa.
Registrato in presa diretta nel settembre 2025, il disco conserva tutta la fragilità e l’urgenza di un gesto spontaneo: ogni brano sembra nascere davanti all’ascoltatore, come un pensiero che si materializza e subito dopo svanisce.
Questa scelta produttiva non è un semplice vezzo estetico, ma un’estensione naturale dell’immaginario di CECILIA, fatto di praterie interiori, stelle alpine che sbucano dalla roccia e paesaggi che evaporano all’improvviso.
Le nove tracce, brevi e compatte, compongono un piccolo universo coerente: ogni canzone aggiunge un colore o una vibrazione, senza mai rompere la delicata architettura emotiva dell’album.
Sin dal brano d’apertura ''Prairie'', lo spazio sonoro si presenta come un paesaggio mentale più che geografico, una terra di rifugio, di attese, di memorie che oscillano tra lucidità e sogno.
CECILIA non si limita però a evocare immagini: costruisce rituali sonori, spesso scanditi da metriche antiche o pulsazioni che ricordano danze arcaiche.
Alcune tracce sembrano quasi trasformare l’arpa in una cetra, facendo della cantautrice un’aeda moderna, capace di raccontare miti personali con la delicatezza di un soffio.
Il tema dominante è la mancanza, o meglio la consapevolezza tardiva di ciò che non si è saputo trattenere. In brani come ''Fortune Friend'' o ''Gifts'', la nostalgia non è cupa, ma sottile: un sentimento che non soffoca, piuttosto permea ogni armonia come una luce lattiginosa.
La title track ''Edelweiss Eulogy'' appare come il cuore del disco, un momento in cui voce e coro diventano quasi un rito di commiato, riportando alla mente suggestioni della musica antica greca, pur trasfigurate in un linguaggio totalmente attuale.
Pur nella sua apparente fragilità, l’album ha una forza sotterranea: la capacità di creare un mondo e poi abbandonarlo con lucidità, lasciando l’ascoltatore sospeso tra ciò che è stato e ciò che non esiste più.
È un lavoro che parla di sogni evaporati, ma anche della bellezza delle cose che durano solo un istante, come una stella alpina trovata tra le rocce prima dell’apocalisse.
''Edelweiss Eulogy'' è un disco che non grida, ma resta. Un’opera intima, visionaria e profondamente personale, in cui CECILIA porta la sua ricerca sull’arpa oltre i confini canonici, trasformandola in uno strumento narrativo capace di evocare mondi interi.
Un ascolto consigliatissimo a chi cerca musica che sappia essere delicata ma incisiva, rarefatta ma densissima di significati. (Andrea Rossi)