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SARGASSI  "Va' dove t’importa, cuore"
   (2026 )

Devo riconoscere che (non solo per chi scrive) c’era nell’aere underground una discreta attesa per rivedere all’opera Sargassi (Gabriele Martelloni), a cinque anni dal precedente “Circolo Polare Catartico”.

Disco, quest'ultimo, che gli ha permesso di raggiungere la finale regionale di Sanremo Rock e di sfiorare la vittoria al Premio Tenco come miglior debut-album.

Magari, chissà… ci riuscirà ora, con il rilascio della seconda prova “Và dove t’importa, cuore”: e ci sono parecchi indizi positivi per pensarlo.

In primo luogo, perché la sua scrittura non cade mai nell’ovvio e, in seconda base, le formulazioni sonore dei 10 brani in menù evidenziano l’anelito di volersi evolvere in soluzioni fantasiose.

Come portabandiera dell’opera, Sargassi sceglie due singoli: l’animoso e variegato “Arsenali” e la ballatona romantica “Colpa dei Cure”, che non ha nulla di stucchevole ma, piuttosto, è narrata con intelligenza lessicale.

Invece, per aprire in bellezza, il cantautore getta le ondate vibratili di “Non esisti neanche”, sperando che continui tal gagliardia anche nella prossima track: la speranza si placa con le ottime “L’ora d’aria” e “Lo stallo”, sicuramente meno snelle ma pur sempre godibili.

Ma l’impeto rock di Sargassi torna a scalpitare, incisivamente, con la fremente “Un giorno qualunque”; e quando, signori miei, il ragazzo parla d’amore in “Maginot”, giù il cappello!, poiché la trincea immaginaria del cuore che si erge in noi accade più di quanto immaginiamo e, di conseguenza, mi sembra una riflessione alquanto illuminante.

L’interessante pop-ballad “Ologramma” proietta la sua luce sulla conclusiva “La funicolare”, la quale ci fa salire in alto verso apici assemblativi, tra ukulele e tramestii di acustica stilosa.

Insomma, con “Và dove t’importa, cuore”, Gabriele ci conferma che ogni suo ritorno ricama e agghinda sempre ascolti graditi: fan bene all’orecchio e all’anima e, a conti fatti, tutto… t’orna. (Max Casali)