ANGELO BRANDUARDI "La menace (édition du 30e anniversaire)"
(2026 )
In mezzo a una società conflittuale, in cui gli animi sono schiacciati da un continuo senso di emergenza, ci voleva uno sguardo rivolto al cielo, capace di riportare un po’ di pace… Sì, la pace che tanto manca di questi tempi.
Un tale sguardo è quello della casa discografica indipendente Lungomare Srl, che nel 2025, per il trentesimo anniversario dell’album “La menace” di Angelo Branduardi, ne regala al pubblico l’edizione rimasterizzata: un ricordo dei bei tempi per chi negli anni ‘90 era giovane e una meravigliosa novità per chi è nato successivamente.
Fin dal primo ascolto, veniamo abbracciati dalle sonorità calde, delicate e rassicuranti della voce del “menestrello” e dai suoi arrangiamenti strumentali dal sapore medievale, in perfetta armonia con i testi del poeta francese Étienne Roda-Gil.
Il disco si comprende forse in maniera più completa se pensato e apprezzato sempre in relazione con la sua versione iniziale in italiano, uscita nel 1994 e intitolata “Domenica e lunedì”, come la bellissima traccia di apertura.
Se tra la versione italiana (“Domenica e lunedì”, 1994) e quella francese (“La menace”, 1995/2025) la musica è la stessa, i testi poetici in gran parte cambiano: non semplici traduzioni, ma vere e proprie rielaborazioni che Roda-Gil fa delle poesie scritte da Luisa Zappa Branduardi, Paola Pallottino, Eugenio Finardi e Roberto Vecchioni, senza però alterarne le caratteristiche formali e l’atmosfera generale delle immagini poetiche.
Tra le dodici canzoni presenti su “La menace”, undici hanno le loro corrispondenti su “Domenica e lunedì”, mentre la prima – dal titolo “Bienvenue” – è uscita nel 1995 come inedito direttamente in francese.
C’è anche una traccia il cui testo è rimasto invariato tra la versione italiana e quella francese… Questo perché non è in nessuna delle due lingue, bensì in un miscuglio di idiomi diversi, alcuni parlati in aree geografiche ristrette (come il napoletano o il provenzale) oppure non più parlati oggigiorno (come l’italiano antico). Si tratta dell’interessante brano “Fou de love”, con il testo scritto da Pasquale Panella, l’ultimo paroliere di Lucio Battisti.
Le varie canzoni dell’album non sono propriamente legate da un filo conduttore. Tuttavia si nota una predisposizione verso il sacro e verso la natura, in un universo immaginario in cui i due elementi – quello divino e quello naturale – s’incontrano e convivono in armonia... Come ormai è noto, Branduardi è stato sempre affascinato da San Francesco d’Assisi, santo poeta e protettore del creato.
Ascoltando i testi e le musiche, si viaggia tra la delicatezza sobria di “Limbes” (versione in francese del testo di Eugenio Finardi “C’è una sala in Paradiso”) e la sensuale concretezza di “Triomphe de la douceur violente” (versione in francese del canto carnascialesco “La canzona di Bacco ed Arianna” di Lorenzo de’ Medici adattato nella versione italiana da Luisa Zappa, con il titolo “Il trionfo di Bacco e Arianna”).
A dire il vero, sul disco in italiano del ‘94 esiste un testo dal carattere molto carnale scritto dal professor Roberto Vecchioni e intitolato “La donna della sera” – in cui viene esaltata la generosità erotica di una donna non più giovane, anche con frasi tipo “mi addormento sopra il tuo sedere” – che però è stato (almeno all’apparenza) completamente cambiato da Roda-Gil nella sua versione francese “Chaloupe vide”: una scialuppa vuota, che dondola stanca fra due rive senza importanza…
Che sia la scialuppa vuota e stanca una metafora della stessa donna non più nel fiore della giovinezza…?
Colpiscono per bellezza e vitalità le canzoni “Toutes les lunes” (versione in francese di “Le dodici lune”) e “Caminando, caminando” (versione in francese de “I santi”) – entrambe scritte da Angelo Branduardi insieme alla moglie Luisa Zappa e con i testi riproposti in francese da Étienne Roda-Gil in maniera piuttosto fedele agli originali in italiano – in cui gli strumenti musicali, soprattutto le percussioni, sembrano fare da tramite fra il Cielo e la Terra, fra l’aldilà e l’aldiquà.
Come si sa, “Toutes les lunes”/”Le dodici lune” è un canto dedicato alla natura vissuta attraverso le sue trasformazioni durante le dodici mesi dell’anno, mentre “Caminando, caminando”/”I santi” – brano che negli anni ha fatto l’oggetto di molti tour e spettacoli dal vivo – porta i santi del Paradiso più vicino alla vita degli uomini comuni, facendoli arrivare in grandi bande, cantare, suonare, gridare e, nella versione italiana, ballare a piedi nudi.
Significativa quella parte del testo di “Caminando, caminando” in cui Roda-Gil si riferisce simbolicamente a come il sacro è stato allontanato dalla nostra vita quotidiana: “...loin de notre monde, ils sont tous partis…” (“...lontano dal nostro mondo sono tutti andati via…”); “...on les a fait fuir de nos landes” (“...li abbiamo fatti fuggire dalle nostre terre”).
Non a caso il brano “Domenica e lunedì” è stato scelto come title track per il disco in italiano del 1994: è una canzone carica di entusiasmo, il cui testo (ispirato a una frase del poeta Franco Fortini: “Non perdetelo il tempo, ragazzi!”) mette insieme vita e morte, invitando a non sprecare in tristezza e sogni senza valore il tempo limitato che abbiamo.
Il testo in francese di Roda-Gil, intitolato “Ce que sait le sherpa”, è sostanzialmente diverso da quello in italiano, anche se l’idea di fondo è pressoché simile: il consiglio rivolto ai più giovani di vivere la vita con saggezza, non fidandosi di “ce chi brille” e preferendo l’essenza (“ce que l’aveugle voit”) alle apparenze ingannevoli.
A una traccia diversa corrisponde invece il titolo dell’album in francese uscito nel 1995 e rimasterizzato nel 2025: “La menace”, versione francese del brano in italiano “La ragazza e l’eremita”. Inizialmente scritto da Paola Pallottino per essere cantato da Lucio Dalla, il testo poetico di “La ragazza e l’eremita” si distingue per la simmetria quasi perfetta dei ritmi e delle rime, che, insieme alla melodia composta da Branduardi, fanno rimanere fin da subito e per molto tempo la canzone impressa nella memoria di chi l’ascolta.
Nella versione in francese, la ragazza viene metaforicamente chiamata “la menace” (“la minaccia”): probabilmente la tentazione carnale viene intesa come una minaccia dell’ascetico equilibrio interiore con cui normalmente l’eremita vive… Il testo di Roda-Gil rimane in grandi linee fedele a quello iniziale di Paola Pallottino, almeno per quanto riguarda il contenuto di idee e il ritmo, facendo però fatica a mantenere le rime (forse perché la lingua francese è più “restrittiva” dal punto di vista fonetico rispetto all’italiano).
L’immagine della donna che finalmente viene incontro all’uomo compare anche nell’inedito “Bienvenue”. Come simbolo della sensualità e della fertilità, la ragazza porta con sé delle ciliegie e del latte e anche qui, come in “La menace”, indossa un grazioso “corsage”. Una visione idealizzante della figura femminile, diremmo tipica di tempi ormai tramontati.
Non sono da trascurare neanche le protagoniste di “Jeanne la Jeanne” (versione in francese della canzone “Giovanna D’Arco”) e di “Ophélie (douce ennemie)” (versione in francese di “Tenera nemica”).
Pur non mancando di emozione poetica nella sua versione francese, l’elogio alla contadina che ha dato il trono al Re forse gode di più forza e concretezza nel testo in italiano… solo se si pensa alla presenza in varie forme del verbo “bruciare”. “Brucia la Verità” si ripete diverse volte nella versione italiana, mentre in quella francese il riferimento alla Verità resta nel mondo delle immagini astratte: “Toutes les lâchetés pour une seule Vérité…” (“Tutte le viltà per una sola Verità…”).
La canzone “Ophélie (douce ennemie)” – come veniamo a sapere con chiarezza dal testo di “Tenera nemica” scritto da Luisa Zappa – parla di una figlia, quindi dell’amore paterno. In entrambe le versioni, impressionano soprattutto le frasi con le quali la piccola viene incoraggiata a prendere le ali di chi le si rivolge e di volare lontano: “Prends mes ailes et vole là-haut/ Très loin de moi…”.
L’album si conclude con “Angle de Ciel”/”Un angolo del Cielo”, delicato pezzo dalle caratteristiche sinfoniche, con tanto di pianoforte e orchestra d’archi. Nel suo testo – sia in francese, che in italiano – ogni verso porta all’immaginazione dell’ascoltatore un elemento essenziale dell’Universo, alla fine quel che rimane dopo che tutte le fatiche della vita svaniscono: la nebbia, la neve, l’alba, le nuvole, il vento, la terra, l’acqua, il mare, il tempo, un sole caldo e radioso, rosso splendore, il silenzio immenso, l’oscurità… e a regnare sul tutto c’è “un Tout Petit Homme dans l’Angle du Ciel”; probabilmente Dio.
Buon ascolto! (Magda Vasilescu)