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EN ROUTE, BOYS  "En Route, Boys"
   (2026 )

Come esistono i road movie, ci sono i road album.

Uscito per Groupe Fovéa, “En Route, Boys”, dell'omonima band del Quebec, è una risposta canadese alla cosiddetta Cosmic American Music, cioè quel filone statunitense che tra gli anni '60 e '70 mescolava country e rock, senza sfociare nel “southern rock”, preferendo una direzione più psichedelica, e con un approccio teologico di fondo.

Gli En Route, Boys evitano il country; nella loro musica cosmica canadese preferiscono incentrarsi sull'utilizzo di sintetizzatori modulari, attraverso e attorno ai quali creare distese new age e jazz-ambient, in cui un sassofono prorompe in sobri assoli, restando sempre nel mood.

Il mood è rilassato e rilassante: “Sapporo (1L)” apre l'album con un loop di synth dal suono morbido che sembra “luminoso”. Le sensazioni sono sinestetiche: il delay e il riverbero della chitarra danno sensazioni tattili di freddo, mentre le tastiere e il sax riscaldano.

I titoli aiutano anche a indirizzare la mente, come “Muted California Sunshine” o “Confusion-collision”. L'attenzione in “Outremonde” è catturata dal basso synth, dal suo riff ossessivo che non concede deroghe, e assieme alla batteria costituisce un ritmo morbido ma incessante, sul quale la chitarra scivola con lo slide sulle corde.

In “Jèsus, boxer” (che spero non sia una bestemmia), la chitarra opta per un suono liquido che ricorda le migliori sessioni psichedeliche del passato, mentre “En passant (bienvenue-demain-peut-etre-que)”, i battiti diventano più fitti, creando una texture ansiosa, diluita dagli strumenti.

“Wise men fish here”: gli uomini saggi pescano qui. Altro titolo evocativo, forse riferito ai biblici pescatori di uomini, o forse semplicemente un'indicazione geografica, per darci l'ambientazione lacustre. Il rullante viene rullato come nel jazz, compiendo una tessitura simile a quella elettronica.

“L'heure d'été” chiude l'album con i soli suoni eterei, analogici e sintetici; l'assenza di ritmo fa pensare che questa tappa finale sia metafisica, ma per arrivarci non bisogna smettere di viaggiare.

Insomma, “En Route, Boys” è un bel posto dove stare. (Gilberto Ongaro)