BIFFY CLYRO "Singles 2001–2005 (20th anniversary edition)"
(2026 )
Certe storie non si limitano a essere ascoltate o viste: si respirano. Hanno un odore preciso, fatto di pioggia, cemento e torba. È lo stesso che sale da un bicchiere di whisky di Islay: intenso, medicinale, quasi ostile. Eppure irresistibile.
È da qui che partono due anniversari che, più che celebrare, continuano a graffiare: ''Singles 2001–2005 (20th Anniversary Edition)'' dei Biffy Clyro e l’eredità mai davvero archiviata di ''Trainspotting''.
Quando Danny Boyle porta al cinema l’universo di Irvine Welsh, non costruisce solo un film culto: realizza una radiografia sociale. ''Trainspotting'' è sporco, diretto, senza via di fuga. Non racconta solo la dipendenza, ma un’intera condizione esistenziale fatta di immobilità e frustrazione.
La celebre battuta sulla Scozia ("È una m** essere scozzesi! Noi siamo i più sfigati del genere umano. La feccia della terra! La feccia della feccia! Qualcuno odia gli inglesi, io no. Li odio? Gli inglesi sono dei gran c******, ma almeno gli inglesi fanno colazione con i fiocchi. Noi siamo colonizzati da dei c******. Gente che non riesce a trovarsi una cultura decente da cui farsi colonizzare. Siamo governati da degli idioti. Ti fanno la cresta su tutto...") è diventata un manifesto: il riassunto brutale di un vuoto economico e culturale che segna un’intera generazione.
Eppure, proprio da quel vuoto nasce energia. La colonna sonora, con Iggy Pop e Underworld, pulsa come una fuga possibile. Non risolve nulla, ma tiene vivi.
Qualche anno dopo, quella stessa tensione prende forma nei primi lavori dei Biffy Clyro. ''Blackened Sky'', ''The Vertigo of Bliss'' e ''Infinity Land'' non sono dischi facili: sono frammentati, imprevedibili, emotivamente scoperti.
La compilation ''Singles 2001–2005'', pubblicata da Beggars Banquet Records prima del passaggio della band alla 14th Floor Records, nasce come obbligo contrattuale. E si sente.
Dodici tracce, molte in versione radio edit: un formato che prova a contenere qualcosa che contenibile non è. Resta però il cuore. ''Justboy'' è già tutto lì: fragilità e rabbia nello stesso respiro, e ''My Recovery Injection'' resta una ferita aperta in forma di canzone.
Per capire davvero questa raccolta, bisogna metterla accanto a ''Puzzle'' (2007). I Biffy Clyro non perdono intensità: imparano a canalizzarla. Ed è così che passano dai club alle arene.
''Singles 2001–2005'', invece, resta il documento di quando tutto era ancora instabile. E proprio per questo, più pericoloso.
Torno all’azzardo iniziale. Il legame tra ''Trainspotting'' e questi primi Biffy Clyro non è solo geografico. È una questione di attitudine.
Entrambi raccontano una Scozia lontana da qualsiasi estetica turistica. Una Scozia che graffia, che respinge, che non chiede di essere capita.
Proprio come un whisky torbato di Islay: o lo rifiuti, o ci entri dentro, come fa oggi un testimonial vip come l’attore Willem Dafoe. E se ci entri, non ne esci uguale.
Voto 8. (Lorenzo Morandotti)