AVRIL LAVIGNE "Goodbye lullaby (15th anniversary expanded edition)"
(2026 )
Oggi parliamo della riedizione, per il 15° anniversario dalla pubblicazione, del quarto album in studio di Avril Lavigne, lavoro dalla lunga gestazione iniziato nel 2008 che vede l’artista scrivere, produrre e suonare tutti i brani del disco, che vede però anche la collaborazione anche dell’ex marito Deryck Whibley e altri produttori che in passato contribuirono all’enorme successo mondiale di questa ragazza prodigio del punk-Rock a tinte pop mondiale.
Avril è una di quelle artiste che hanno avuto un incredibile successo già dal primo lavoro, di quelle che lasciano il segno, e che poi come sono apparse, scompaiono per poi tornare e avere comunque un Hype tale da giustificarne l’andamento sinusoidale delle proprie produzioni.
Avril si è ritrovata ad avere un folto numero di fan appartenenti a diverse correnti musicali, dal Rock al Punk con molto pop, i puristi non le hanno perdonato nulla, ma la massa, quella che ti aiuta a riempire il frigorifero e a farti felice, non l’ha mai abbandonata veramente.
Le stagioni della vita non sono purtroppo state molto benevole con la nostra artista, tanto che la scarsa salute ne ha condizionato la produzione. Comunque ci troviamo di fronte ad una cantante che ha lasciato il segno tra la metà degli anni novanta e un primo ciclo dei 2000, che ripubblica il suo disco più amato.
Avesse voluto una mera operazione commerciale, probabilmente avrebbe cavalcato l’onda di ''The Best Damn Thing'' e buonanotte, invece ecco questa riedizione ben registrata, con tracce prese dalla versione Deluxe, giapponese e un paio di acustiche molto interessanti, svetta ''Push'' e ben tre versioni di ''What the hell'', brano che evidentemente ha un posto speciale nel cuore Punk-Rock di Avril Lavigne...
Chiudo con un punto interrogativo, perché per molti addetti ai lavori questa ragazza è un po’ quello, un punto interrogativo... forse anche per me... ma scrivendo con in sottofondo la versione strumentale di ''Wish you were here'', mi domando solo cosa questa ragazza avrebbe potuto fare senza le sue fragilità... (Marco Camozzi)