MANDALAMARRA "Graffio libero"
(2026 )
E’ un bel folk arioso e vibrante quello che scorre – frizzante, vivace - fra le dieci tracce di “Graffio Libero”, secondo album dei laziali Mandalamarra a tre anni dal brillante esordio di “Mare mosso”.
Pubblicato per l’aretina RadiciMusic Records, prosegue il discorso iniziato al debutto, all’insegna di un’espressività sincera e diretta veicolata dai testi – ricchi e variegati, sfaccettati ed intensi – di Domenico “Picas” Pesci e dal piglio esuberante delle musiche di Stefano “Billy” Belardi.
Brani estrosi, frementi, godibili, spinti alla febbrile ricerca di un messaggio importante, pervasi da un afflato libertario elevato a sistema, forti di una verve inesauribile, offrono un provvido connubio di ribollente musicalità e contenuti mai superficiali, rifuggendo da facili stereotipi e sviluppi prevedibili.
Sono canzoni battagliere e focose esaltate da ritmi sostenuti ed archi indiavolati (“Rossa Visione”), condotte a passo spedito, contaminate da echi reggae (il bridge di “Sono Planato Fin Qua”, l’invettiva antibellica di “Disarmo Totale”), inclini talvolta ad un raccolto intimismo (la toccante “Fiumi D’Assenzio”, vicina alle arie più raccolte di Pippo Pollina), spesso ravvivate da chorus arrembanti, ganci incalzanti, incisi efficaci (“Graffio Libero”, “Ubriaca Melodia”).
Una peculiare poetica, cangiante e viscerale, declinata in veste intima o più orientata a temi sociali, delinea il perimetro di un lavoro traboccante di energia, profondo ed articolato, creativo e vitale, capace di intrattenere con garbo e misura, mentre invita a riflessioni affatto disimpegnate. (Manuel Maverna)