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BLACK STONE CHERRY  "Celebrate"
   (2026 )

Emergere non è facile e non è semplice e va dato atto a chi ci crede di una buona dose di faccia tosta e coraggio.

I Black Stone Cherry, per carità non aspettatevi novità perché di nuovo nelle sette note c'è poche volte in un secolo, è una band hard rock originaria del Kentucky e attiva dal 2001, e sono usciti da un mesetto con il nuovo EP, “Celebrate”, edito da Mascot Records.

Nel corso della loro carriera si sono distinti per un sound che mescola hard rock, southern rock e influenze alternative, costruendosi una solida fanbase soprattutto in Europa e nel Regno Unito grazie a dischi come ''Between the Devil & the Deep Blue Sea'' e ''Kentucky''.

E' musica robusta come una buona birra non filtrata, con riff potenti, ritornelli melodici e in generale un tappeto sonoro gradevole e non urticante (oggi è già molto) che spazia tra energia rock, groove sudista e momenti più introspettivi, mostrando ancora una volta la versatilità del quartetto. Non stona una strizzatina d'occhio alle radici.

Non è un caso che il suono dei Black Stone Cherry conservi un forte legame con la tradizione musicale del loro stato d’origine. Il Kentucky è infatti una terra profondamente radicata nella musica americana, culla del bluegrass e ricca di influenze country e blues.

Queste radici emergono anche nel loro approccio al songwriting: l’attenzione alla melodia, le strutture dirette e un certo gusto per il racconto evocativo sono elementi che, pur inseriti in un contesto hard rock moderno come quello dei nostri, richiamano la tradizione musicale del Sud degli Stati Uniti.

Tra i momenti più curiosi del disco, anche se francamente appare un ibrido acchiappaclic, spicca la cover di “Don’t You (Forget About Me)” dei Simple Minds, brano iconico accompagnato da un videoclip diventato simbolo dell’epoca d’oro di MTV negli anni ’80, contribuendo a renderlo uno dei pezzi più riconoscibili della cultura pop di quel periodo.

La reinterpretazione dei Black Stone Cherry ne mantiene l’impatto emotivo, trasportandolo però in una dimensione più ruvida e contemporanea, impreziosita dalla partecipazione di Tyler Connolly dei Theory of a Deadman. Un classico è tale anche perché si piega a ogni tipo di rilettura, anche a questo tappeto di chitarre distorte che a questo punto avremmo voluto anche più acido e corrosivo, già che c'erano perché non osare? Teniamo però conto che molti della generazione attuale i Minds manco sanno chi sono.

Con “Celebrate”, i Black Stone Cherry continuano a consolidare la loro identità, puntando su un formato breve ma intenso che potrebbe fare da ponte verso un futuro album completo che sarebbe il loro vero banco di prova da va o la spacca, senza mai perdere quel legame con la tradizione musicale del Kentucky che resta uno degli elementi distintivi del loro sound.

Dai ragazzi, che la strada è lunga ma magari ce la fate. Voto 7,5. Brano più interessante e meno banale ''Caught Up In The Up Down''. (Lorenzo Morandotti)